La crisi dell’AS Monaco continua a tenere banco nel basket europeo. Dopo le notizie sui ritardi nei pagamenti e sull’intervento diretto del Principato, abbiamo chiesto un commento a Nicola Alberani, attuale direttore sportivo dello Strasburgo e presenza attiva nella chat premium della nostra pagina, da sempre attento osservatore delle dinamiche economiche e politiche del basket continentale.
Secondo Alberani, alla base di tutto ci sarebbe una scelta politica chiara: il Principe di Monaco avrebbe deciso di intervenire perché non più disposto a vedere il club associato a problemi finanziari, stipendi in ritardo e tensioni pubbliche. L’attuale proprietario Aleksej Fedoricsevsarebbe ormai fuori dal progetto, mentre il direttore generale Oleksiy Yefimov dovrebbe restare, garantendo una certa continuità gestionale.
Il vero cambio di passo, però, potrebbe arrivare dall’ingresso del gruppo Pastor, il colosso immobiliare più potente del Principato. Un nome che a Monaco pesa tantissimo, e che rappresenterebbe una svolta strutturale più che una semplice toppa temporanea.
Uno dei nodi più urgenti riguarda la luxury tax LNB: in teoria, se il Monaco non dovesse saldarla entro la scadenza imminente, rischierebbe l’esclusione dai playoff. Tuttavia, come spiegato anche da L’Équipe in edicola oggi, il governo stesso del Principato starebbe lavorando su manovre finanziarie e contabili per riorganizzare la situazione finanziaria del club e gestire il passaggio di proprietà. Una soluzione ponte, che potrebbe evitare una debacle istantanea in attesa del cambiamento definitivo.
Con Pastor, lo scenario cambia
Il punto chiave di Alberani è chiaro: se il gruppo Pastor entrerà davvero, il Monaco non avrà problemi di sostenibilità economica. Si parla di soggetti con enorme disponibilità finanziaria, capaci non solo di coprire i debiti ma di ridisegnare il futuro del club. Tra le ipotesi sul tavolo ci sarebbe anche una maxi-sponsorizzazione come strumento per facilitare l’ingresso di un nuovo proprietario estero — potenzialmente dalla Cina o dal mondo arabo — costruendo gradualmente un rapporto di fiducia con il Principe e con le istituzioni monegasche.
Il Monaco resta dunque sospeso tra presente complicato e futuro potenzialmente luminoso. Le prossime settimane saranno decisive, ma il messaggio che filtra è uno solo: se il passaggio di mano andrà in porto, la crisi potrebbe trasformarsi in un nuovo inizio.
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