Può Cantù giocarsela con le migliori, come Venezia? Sì, ma non fino in fondo. Perché a far pendere in fondo la bilancia da una parte piuttosto che dall’altra è la capacità di contenere gli errori, azzerando o quasi quelli più elementari, e il saper approfittare senza esitazioni di quelli altrui. Quello che la Reyer è riuscita a fare nell’86-81 con cui è passata al PalaDesio. E quello che invece all’Acqua San Bernardo è ancora una volta mancato, come nelle precedenti partite in casa contro Brescia e Tortona e per certi versi anche nel derby contro l’Olimpia Milano.
Dopo due quarti non propriamente brillanti dal punto di vista difensivo (38-50 per Venezia all’intervallo), Cantù riesce a rifarsi sotto nella terza frazione (66-69) ma poi non riesce mai a innescare la marcia per il sorpasso. Anzi, finisce per imballarsi offensivamente negli ultimi 5 minuti (dopo che i precedenti 5 fanno registrare solo un canestro di Cole per gli ospiti), lasciando anche qualche sanguinoso contropiede come quello che vede Parks (11) intercettare un passaggio decisamente telefonato di Green e involarsi a schiacciare il 68-78 che rimette l’inerzia nelle mani della Reyer. Che da lì in poi può anche concedersi di sbagliare qualche tiro dalla lunetta su fallo sistematico dell’Acqua San Bernardo per amministrare comunque il vantaggio a dispetto delle triple da ultima spiaggia di Green (76-82 con meno di 20” da giocare) e De Nicolao (81-84 a 2” dalla sirena).
Le pagelle
Acqua San Bernardo Cantù: 6. La prestazione è più che sufficiente, ma ancora una volta non riesce a spingersi un gradino più su per guadagnare due punti d’oro. E a questo punto del torneo, e dopo il cambio del coach, essere in grado di alzare l’asticella diventa un imperativo assoluto per tutti i giocatori. E per alcuni anche più che per altri…
Mvp: Erick Green è il top-scorer con 16 punti ad alta efficacia di tiro (4/4 da due, 2/4 dalla lunga). Ma è Oumar Ballo (15 punti, 3 rimbalzi) a sprigionare energia pura per Cantù prima di farsi male alla caviglia nelle ultime battute del secondo quarto e dover quindi rimanere in panchina dopo un tentativo di rientro.
Da rivedere: in senso letterale Chiozza, utilizzato per soli 12’ da coach De Raffaele, che a fine match lo definisce senza mezzi termini “in chiara difficoltà fisica e tecnica” (e già a Reggio Emilia era parso evidente che l’ultimo acquisto non sia al momento proprio in cima alle gerarchie del suo nuovo allenatore). Da rivedere anche la difesa di Basile su Wiltjer (vedi alla voce Mvp) nei minuti iniziali e su Tessitori (10) nella prima parte della terza frazione: vero che poi Grant si sblocca offensivamente (13 punti totali) e lotta di più a rimbalzo, ma Cantù non può averlo solo in una metà del campo come sta avvenendo sinora. E da rivedere sono infine le percentuali di Bortolani: 4 punti in 27’, con 2/4 da due e 0/3 da oltre l’arco (inclusa un’airball sul 38-43 che indirettamente rilancia la Reyer fino al +12 dell’intervallo).
Umana Reyer Venezia: 7.5. Soprattutto nei primi due quarti fa capire perché ha il miglior attacco del Campionato, esibendo un giro palla (spesso senza palleggi) che libera a rotazione i suoi migliori tiratori. Soprattutto negli altri due quarti fa invece vedere di essere squadra vera, che sa gestire i momenti difficili e che può far conto anche su chi entra dalla panchina per portare a casa la vittoria in una serata senza Nikolic, Bowman e Horton.
Mvp: per R.J. Cole 16 punti, 8 assist e 7 rimbalzi in 33’ di ininterrotta propulsione in regia e applicazione difensiva. Davvero determinante. Aiutato non poco dall’iniziale e inesistente difesa di Basile, Wiltjer si innesca subito, cala dopo l’intervallo ma chiude comunque con 22 punti (3/7 da due, 5/7 nelle triple) e 9 rimbalzi in 26’. Top-scorer del match.
Da rivedere: la capacità di gestire l’inerzia della partita, al di là dei meriti di Cantù nel saper reagire alla falsa partenza. In altre parole, la Reyer avrebbe potuto e dovuto chiuderla anche prima.





