La sconfitta di Trieste non è soltanto una battuta d’arresto in classifica per la Guerri Napoli. È una crepa che rischia di allargarsi, un passaggio a vuoto che lascia scorie profonde nella testa e nelle gambe. Il 110-84 incassato sul parquet giuliano racconta di una partita mai davvero in equilibrio, di un confronto che ha preso una direzione precisa sin dai primi possessi e non l’ha più cambiata. Trieste ha imposto ritmo, intensità e qualità, scavando un solco che Napoli non è mai riuscita a colmare.
Il primo quarto ha indirizzato immediatamente l’inerzia del match. Il divario si è dilatato possesso dopo possesso, fino a diventare un macigno. Napoli ha provato a riorganizzarsi, ma è rimasta intrappolata in un inseguimento sterile, senza fluidità offensiva e con troppe disattenzioni dietro. Il -23 alla fine del terzo periodo (90-67) ha fotografato una superiorità netta, tecnica e mentale.
Il ko pesa per il punteggio, ma ancor di più per le modalità. È una sconfitta che interroga, che impone riflessioni all’interno dello spogliatoio e che riporta alla luce fragilità già intraviste. La squadra è apparsa scarica nei momenti chiave, incapace di reagire quando l’inerzia si è fatta contraria. Ed è proprio questo l’aspetto più preoccupante: la mancanza di una risposta emotiva prima ancora che tecnica.
Nel post-partita, raccontato da Mariano Rotondo, il volto della delusione è quello di Alessandro Magro, che non si nasconde dietro alibi: «Abbiamo fatto una partita mediocre settimana scorsa, siamo venuti qua con l’idea di giocare con energia e sudare la maglia, per dimostrare che meritiamo la maglia che indossiamo, e l’opportunità che il club ci dà. Ci abbiamo provato ma alla prima difficoltà ci siamo spenti, facendo gli stessi errori che non possiamo più accettare. Abbiamo perso palloni in modo banale e non abbiamo condiviso le giocate».
Parole che suonano come un atto d’accusa verso la squadra, ma anche come una presa di responsabilità collettiva. La società, intanto, non resta in silenzio. Anche il presidente Matt Rizzetta interviene con toni chiari, senza cercare attenuanti: «Chiedo scusa a nome di tutti. Non è una prestazione che possiamo accettare per il popolo napoletano che ci sostiene sempre. Faremo le nostre riflessioni nelle prossime settimane per farci trovare pronti dopo la sosta e sicuramente suderemo la maglia per la Final Eight di Coppa Italia».
È un messaggio diretto ai tifosi, un’assunzione pubblica di responsabilità che sottolinea quanto la prestazione di Trieste sia stata percepita come inaccettabile. La sosta arriva quasi come una necessità: tempo per resettare, per ricompattare un gruppo che deve ritrovare coesione e convinzione prima ancora che schemi e percentuali.
La Coppa Italia incombe e rappresenta un’occasione di riscatto immediata, ma anche un banco di prova psicologico. Perché il problema, più che tecnico, sembra essere mentale: la capacità di restare dentro la partita quando il vento cambia, di reagire agli strappi dell’avversario senza disunirsi. Napoli ora è chiamata a scegliere che volto mostrare.





