In una lunga e intensa chiacchierata al basement di Gianluca Gazzoli, Carlton Myers ha riportato alla luce un frammento di storia del basket che ha dell’incredibile, un “what if” che avrebbe potuto cambiare i connotati della sua carriera e della percezione del basket italiano all’estero. Durante l’intervista a The BSMT, Myers ha confessato di aver ricevuto una proposta che qualunque atleta professionista avrebbe considerato il coronamento di un sogno. Un invito ufficiale per partecipare al camp dei New York Knicks, in un’epoca in cui la guardia titolare era nientemeno che John Starks.
La particolarità del racconto non risiede solo nell’offerta in sé, ma nella reazione, o meglio, nell’assenza di reazione di Carlton. In un mondo dello sport che oggi vive di hype e proiezioni globali, Myers scelse la via del silenzio, dettata da un legame viscerale con le proprie radici e da una visione della vita che metteva il benessere personale davanti alla gloria d’oltreoceano. Ecco come ha descritto quel momento ai microfoni di Gazzoli:
“Ho avuto l’invito per partecipare al camp day dei New York Knicks, dove allora la guardia titolare mi sembra fosse Starks. E non è tanto che non ci sono andato, è che non ho neanche risposto. C’è stata una mail mandata senza alcuna risposta… un fax. Gianluca, a me non mi devi toccare Rimini. Io ho girato il mondo letteralmente, ma nutro nei confronti della città di Rimini un affetto… Sono nato a Londra, ma io mi sento riminese, romagnolo al 90%. Come potevo andare a New York? Non era una cosa che mi interessava. Mi dispiace essere stato così, ha avuto dei pro e dei contro, ma io ero concentrato su quello che dovevo fare”.
In un’epoca in cui ogni atleta insegue il brand e l’espansione globale, la “non risposta” di Myers ai Knicks non è sciatteria, ma un atto di brutale coerenza. Preferire l’aria di Rimini e la certezza della propria terra alle luci del Madison Square Garden è la firma di un uomo che non ha mai permesso al successo di spostare il suo centro di gravità. Non era snobismo, era semplicemente Carlton. Un uomo che, anche davanti alla chiamata della leggenda, ha preferito rimanere fedele a quel ragazzo che nei campetti romagnoli aveva trovato tutto ciò di cui aveva davvero bisogno.





