Al di là del titolo antiscaramantico del pezzo, imposto dal Direttore e da cui il Redattore si dissocia ed obbedisce tacendo con scongiuri del caso, un po’ come avvenne per gli ultimi playoff scudetto la Virtus parte in prima fila per la lotta alla Coppa Italia, avendo sostanzialmente dominato la prima parte della stagione regolare del campionato. Poi certo, sappiamo com’è la Coppa Italia, e la sorpresa, e tre partite in quattro giorni e siamo d’accordo, ma è inutile girarci intorno: sono sei anni che la Virtus arriva alla Coppa Italia per vincerla e sono sei anni che fallisce clamorosamente. La pressione c’è, inutile negarlo.
Come arriva alla Coppa Italia
La Virtus arriva alla Coppa Italia in un momento interlocutorio. Se è vero che in Campionato ha sole tre sconfitte, una episodica con Cremona in casa, una con Trento, sempre in casa, dopo una incredibile vittoria a Monaco in Eurolega con un mucchio di infortuni che ne aveva drenato le energie, ed una fisiologica in casa dell’Olimpia Milano, è anche vero che le prestazioni nell’ultimo mese sono state non brillantissime, se si esclude la prova dominante contro Brescia.
Sembra però probabile che l’appannamento che si è visto anche a Udine sia da un lato figlio dei numerosi infortuni che hanno visto spesso la squadra decimata nelle uscite di Eurolega – alcune anche clamorosamente vincenti. Dall’altro, il filotto di sconfitte nella massima competizione Europea ha decretato la sostanziale uscita dai giochi per i play-in dei bianconeri, causa, forse inconscia, di un rilassamento nelle ultime uscite continentali nelle quali si sono rimediati due trentelli che di certo non fanno bene al morale.
Infortuni, acciacchi e assenze
La Virtus è ormai da tempo priva del suo leader – non solo difensivo – e capitano Alessandro Pajola. Il miglior difensore d’Europa è da tempo anche un faro per la produzione offensiva, particolarmente utile nella Virtus di quest’anno per non lasciare la palla in mano a Edwards che infatti, ultimamente, troppo spesso la tiene più di quanto auspicabile e la gestisce in modo assai discutibile con una modalità “testa bassa” che con Pajola in campo si è vista molto più di rado.
Sono rientrati da poco da infortuni lo stesso Edwards, Smailagic (quello che è stato fuori più a lungo e chiaramente ancora in deficit di condizione), Morgan e Diouf. La situazione fisica insomma non è brillante, benché solo uno sia il giocatore effettivamente indisponibile.
Punti forti
Oltre all’indubbio tasso di talento, superiore a tutte le altre del lotto tranne Milano, ed alla esuberanza fisico – atletica, vista con grande chiarezza nella recente sfida con Brescia, la Virtus può contare su una difesa che, quando è concentrata ed in palla, non ha probabilmente eguali in Italia. Tra i singoli, oltre al già citato Edwards che decisamente non è nel suo miglior momento, Matt Morgan sta dimostrando di poter essere decisivo nello scavare solchi durante la gara e Luka Vildoza sta prendendo gusto a segnare canestri decisivi. Derrick Alston jr. sta vivendo invece un momento di deciso appannamento dopo mesi in cui è stato tra i migliori: un ottimo momento per tornare in forma.
Punti deboli
La Virtus versione 25/26 ha UN macro difetto: le palle perse. Spesso, complice anche la giovane età media della squadra e la scarsa esperienza, si assiste ed un rosario di turnovers che è spesso costato, soprattutto in Eurolega, break poi difficili da rimarginare. La capacità dei bianconeri di limitare le palle perse peserà enormemente sull’efficacia offensiva. L’altra – meno pesante – croce della Virtus è rappresentata dai rimbalzi offensivi presi (pochi) e concessi (non così pochi). Lo stato fisico di Diouf e Smailagic è certamente importante per non costringere Ivanovic a giocare molti minuti con Akele da 5; altrettanto importante sarà la capacità degli altri di andare a rimbalzo, con Niang in grado di fare la differenza in questo senso.
Cosa deve succedere perché la Virtus vinca la Coppa Italia
La Virtus ha bisogno, per vincere, che alcuni dei giocatori che ultimamente hanno fatto un passo indietro nel rendimento ne facciano invece uno avanti nel prendere responsabilità ed essere utili alla squadra. In primis Edwards, da cui ci si attende che giochi, come ha fatto vedere di poter fare, da creatore per gli altri quando non è in serata di tiro – cosa che non accade spesso ultimamente, ed in generale che sia almeno un po’ più ordinato. Derrick Alston deve tornare quello di un mese fa e possibilmente Karim Jallow quello di inizio anno, e nel suo caso il giocatore pare in crescita. Serve poi che i lunghi non abbiano problemi fisici, e che Smailagic in particolare riesca a trovare continuità e non a giocare una ottima partita seguita da una totalmente anonima.
Ancora di più, però, la Virtus vincerà la Coppa Italia se dimostrerà di essere una squadra in grado di gestire la pressione dei favori del pronostico e di un risultato che per troppi anni sfugge per i più diversi motivi.





