Il ritorno del derby tra Milano e Cantù non ha tradito le attese, regalando una sfida d’altri tempi che si è decisa solo sui dettagli. Nonostante una prestazione coraggiosa, coach Walter De Raffaele si trova a commentare un’occasione persa, dove la qualità del gioco espressa dai brianzoli si è scontrata con la freddezza chirurgica degli uomini di Peppe Poeta.
Il fattore tiri liberi e il gap di esperienza
A pesare come un macigno sul tabellino finale è il dato dei tiri liberi. Cantù ha chiuso con un deficitario 10/21 dalla lunetta, una statistica che in partite decise da un singolo possesso sposta inevitabilmente l’inerzia.
“È naturale che sia una voce che salta all’occhio”, ha ammesso De Raffaele nel post-partita, sottolineando come la mancanza di cinismo nei momenti clou sia stata la vera discriminante. Davanti a una corazzata come Milano, ogni errore banale viene punito: l’esperienza dell’Olimpia, incarnata dalle giocate pesanti di Ricci, ha fatto la differenza quando la palla ha iniziato a scottare.
Identità collettiva: i 24 assist e la crescita di Ballo
Nonostante la sconfitta, ci sono segnali estremamente positivi per il prosieguo della stagione canturina. La squadra ha dimostrato di saper muovere la palla con estrema efficacia, mettendo a referto ben 24 assist totali. Questo dato testimonia la volontà di giocare insieme e di seguire uno spartito tattico ben definito.
In chiave individuale, brilla ancora la stella di Ballo. Il lungo di Cantù ha retto l’urto contro un cliente scomodissimo come Nebo, confermando margini di crescita importanti. Secondo De Raffaele, Ballo deve ancora affinare l’attenzione difensiva per il salto di qualità definitivo, ma le sue skills offensive sono ormai una certezza per la categoria.
La difesa su Brooks e Mannion: una nota di merito
Un altro aspetto tattico rilevante è stata la tenuta difensiva sugli esterni di Milano. Il piano partita per limitare Brooks e Mannion ha funzionato per lunghi tratti, dimostrando che Cantù è una squadra “viva” e tatticamente preparata.
Dall’altra parte, coach Peppe Poeta ha reso onore agli avversari, riconoscendo le difficoltà incontrate contro una squadra capace di tirare con il 45% da tre punti. La vittoria di Milano non è stata una passeggiata, ma il risultato di una gestione superiore dei possessi finali.
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