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Bilan, tripla da sogno allo scadere: Brescia vince e lui scherza sui 44 anni

Quando parla del suo futuro, Miro Bilan sorride: «Voglio giocare fino a 40 anni». Poi rilancia, quasi per sfida: «Almeno fino a 40».
E quando gli ricordano chi è arrivato fino a 44, i suoi occhi si accendono: «44? Interessante…».

La tripla che nessuno si aspettava

Nel derby tra Brescia e Cremona, Miro Bilan ha firmato un finale da film: tripla allo scadere, con meno di un secondo sul cronometro.
Una giocata fuori copione, quasi contro natura per un pivot di 213 cm.
Lo schema era disegnato per un altro tiro, ma la difesa chiude tutto. Palla fuori, scarico obbligato.
Bilan è libero. Non c’è tempo per pensare: solo per tirare.

Un gesto che non gli appartiene, come ammette lui stesso:
«Non è la mia specialità, sono un pivot».
E infatti i numeri lo confermano: pochissimi tentativi da tre in stagione. Ma quella era la situazione perfetta per l’imprevisto.

Tra incredulità e sorriso

Nei secondi immediatamente successivi al canestro, Bilan è corso verso l’altro canestro sorridendo:
«In quei 3-4 secondi dopo il canestro non capivo nulla, non sapevo nemmeno cosa fare. Mi è venuto da sorridere perché ovviamente è strano che sia io a segnare una tripla così».

Un momento unico, che gli era già capitato solo una volta:
«Mi era successo solo una volta — in Grecia — di riuscire a fare un buzzer beater. Quasi sulla sirena ho pregato e tirato: non capivo più nulla».

Il peso dei ricordi

Quando si parla della guerra nei Balcani, il tono cambia:
«È una cosa terribile e non accetto che ancora ci siano guerre in giro per il mondo, la storia non ha proprio insegnato nulla. Siamo nel 2026 ed è assurdo che ci siano ancora Paesi costretti a vivere periodi disastrosi».

Tra basket e fede bianconera

La chiosa finale è sulla sua Juventus:
«Speriamo di qualificarci per la Champions, ma sarà difficile. È una stagione strana per noi tifosi: vediamo 2-3 partite nelle quali ci sembra di aver ritrovato la vera Juve ma altrettante in cui invece la squadra va in crisi. Bisogna soffrire».

Quasi come tirare da tre a un secondo dalla fine. Ma quando entra… cambia tutto.

Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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