Cento anni e non sentirli. L’Italbasket continua a guardare verso il cielo, inseguendo un canestro che è diventato simbolo, identità e passione.
Era il 4 aprile 1926 quando tutto ebbe inizio a Milano, al Poligono della Cagnola: Italia-Francia finì 23-17, prima vittoria e primo passo di una storia lunghissima. In panchina, Marco Muggiani, primo commissario tecnico.
Da allora, 1568 partite, oltre 121 mila punti e quasi 500 giocatori: numeri che raccontano solo una parte di un percorso straordinario.
Le sfide impossibili e le prime imprese
La vera essenza della Nazionale è nelle sfide impossibili. L’Italbasket ha affrontato e battuto giganti come Stati Uniti, Unione Sovietica e Jugoslavia.
Come nel 1970, con il canestro decisivo di Renzo Bariviera contro Team USA, o nel 2004 a Colonia, in un’altra impresa entrata nella storia.
Momenti che hanno costruito la mentalità di una squadra capace di superare ogni limite.
Le leggende e gli anni d’oro
Il cammino azzurro passa da tappe iconiche: Roma 1960 e Monaco 1972, con semifinali olimpiche che accendono il pubblico.
E poi i protagonisti: Dino Meneghin, Pierluigi Marzorati, Renato Villalta, Antonello Riva, simboli di un’epoca.
Gli anni ’80 segnano l’apice:
- Argento olimpico a Mosca 1980
- Oro europeo a Nantes 1983
L’Italbasket diventa una potenza, sostenuta anche dai club che dominano in Europa.
Tra successi e cambiamenti
Dopo i grandi trionfi, il basket mondiale cambia. Nuove nazioni emergono, il livello cresce, e restare competitivi diventa più difficile.
L’Italbasket però resiste e torna a vincere:
- Oro europeo 1991
- Oro europeo 1999
- Argento olimpico Atene 2004
Risultati che confermano la capacità di reinventarsi e restare protagonista.
Un basket globale e più difficile
Negli ultimi anni, la crescita globale del basket ha reso tutto più complesso. Anche con talenti NBA come Bargnani, Gallinari e Belinelli, la continuità è diventata una sfida.
A spiegare il cambiamento è Dino Meneghin:
«Adesso è completamente un altro mondo. Oggi è tutto più difficile. Più squadre, più talento diffuso, meno tempo per lavorare insieme. È soprattutto meno spazio per i giovani, stretti tra risultati immediati e pressioni crescenti. Faccio il mio esempio: ho esordito come titolare nel quinto-sesto anno di Serie A, se fossi nato in questi tempi, nessuno mi avrebbe mandato in campo a quell’età».
E il segreto resta uno:
«Non esistono scorciatoie. Solo lavoro, sacrificio, passione».
Il centenario e lo sguardo al futuro
Per celebrare i 100 anni, la Federazione ha organizzato eventi e iniziative: video celebrativi, mostre e l’inaugurazione del Museo del Basket Italiano al PalaDozza.
Un modo per raccontare una storia che non è solo sportiva, ma culturale.
Cento anni dopo, l’Italbasket è ancora lì: braccia alzate, sogni intatti e lo sguardo rivolto al futuro.




