Finisce con Luka Doncic a dominare sugli azzurri, il percorso in nazionale di Gianmarco Pozzecco che, dopo la fine del match annuncia che questa è stata la sua ultima partita al comando della nazionale. Per sua decisione. Quanto questa sia stata una scelta per anticipare i tempi che avrebbero comunque portato a quel risultato non lo sappiamo, anche se le parole di stupore di Petrucci non suonano esattamente a tono. Ma non è del futuro che parliamo, bensì del passato, di quello che è successo in questi anni di Pozzecco e per farlo serve molto equilibrio, l’essere il più oggettivi possibile e non farsi trascinare dalle dicerie, dalle reazioni di stomaco e da un epilogo piuttosto mesto, che però non deve togliere nulla a un ciclo che ha lasciato emozioni che non ci saremmo aspettati.
Dopo il disastro di Torino 2016 e un gruppo azzurro che era stato definito il più forte della storia, ma che non ha raccolto molto, anzi a dire il vero nulla, c’era una certa mestizia che avvolgeva la maglia azzurra. Con Sacchetti qualcosa si è rivisto, ma è con Gianmarco Pozzecco che rappresentare la nazionale è tornato a voler dire qualcosa di forte, un legame indissolubile con la maglia e con il gruppo. Partiamo proprio da qui. Il gruppo che si è creato in questi anni ai suoi ordini è qualcosa d’irripetibile. Quanto questi giocatori e queste persone stessero bene insieme, volessero esserci sempre, sacrificarsi per il compagno vicino e siano andati oltre i propri limiti, ci ha trasmesso emozioni incredibili. Siamo tornati a dire di essere orgogliosi di venir rappresentati in giro per il mondo da questi ragazzi. Talentuosi come i migliori? No. Atletici come i top? No. Favoriti dal pronostico? Nemmeno. Eppure sono arrivate vittorie insperate, traguardi impensabili come la vittoria contro la Serbia del preolimpico pre Poz. Il tutto per una coesione, unione e gruppo che si rifletteva in campo, ma anche nelle piccole cose. Chi non si ricorda Afternoon di Datome e Melli? Possono sembrare banalità, ma parlano del vero valore aggiunto che ha dato il Poz: felicità e senso di appartenenza a un gruppo che possiamo definire speciale.
Non si raggiungono certi risultati per caso e questa nazionale ci ha emozionato come poche edizioni ha fatto e sicuramente (ahinoi) non ha fatto quella più blasonata e talentuosa di anni fa.
Questo è merito del Poz e nessuno può metterlo in dubbio.
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