E qui arriviamo a tirare una linea e provare a fare una valutazione di quello che è stato questo periodo azzurro. Personalmente mi porto a casa emozioni che non vivevo con la nazionale da anni. Questa etichetta di continui underdog che ci siamo cuciti addosso e che ci è stata benissimo, ci ha portato a successi insperati. Se ci mettiamo nei discorsi con Germania, Serbia, Francia, Spagna o Grecia siamo ottenebrati dal tifo o da vane speranze per buttare fumo negli occhi, ma a livello di talento puro non siamo i primi della pista neanche in un ipotetico gruppo con Lettonia, Turchia, Lituania e altre squadre che magari vantano uno o due giocatori NBA a roster. Eppure ci siamo spesso affacciati nel primo tier stupendo tutto e tutti. Questo è quello che si chiede a una nazionale: senso di appartenenza e regalare emozioni ai propri tifosi andando oltre i propri limiti.
Quello che Poz è stato in grado di regalarci per diverse estati con il suo gruppo, chiuso, quasi a compartimenti stagni senza negoziazioni e anche magari rinunciando a profili ben più che propedeutici al miglioramento del puro lato basket, ma non ritenuti conformi per valori extra basket e di gruppo, è stato notevole. Questo significa: coerenza con le proprie idee, nel bene e nel male. Portiamoci a casa le emozioni e le vittorie prestigiose, sapendo anche che questa campagna tecnicamente è stata tutt’altro che perfetta. La gestione troppo emotiva durante la partita è un lato che Poz non riesce ancora a gestire e spesso ha creato problemi. Si può discutere il Poz X&O, si può discutere il Poz personalità, ma non quello che ha costruito ed è stato raggiunto da questa squadra. E sapendo come va (o non va) tutto quello che gira intorno, dei meriti a Pozzecco vanno dati, quanti poi diventa molto soggettivo, ma di sicuro questa nazionale ci rimarrà nel cuore nonostante tutto.
Ora è il momento di un nuovo capitolo.





