HomeLega BasketDa Milano a Tortona: il primo bilancio di Fioretti

Da Milano a Tortona: il primo bilancio di Fioretti

Cinquantadue anni, ventidue stagioni da assistente all’Olimpia Milano e poi il grande salto: Mario Fioretti ha esordito da capo allenatore in Serie A sulla panchina di Tortona, e il bilancio della prima annata parla chiaro. I playoff conquistati e la finale di Coppa Italia raggiunta raccontano di un debutto tutt’altro che in sordina, con una squadra capace di produrre oltre 88 punti di media nel corso della stagione. Ecco l’intervista del coach bianconero a La Repubblica – Milano.

I numeri accumulati a Milano restano impressionanti: 439 partite di Eurolega e 879 in campionato, con il totale complessivo che si avvicina a quota 1400. Un patrimonio di esperienza che lo avvicina a figure storiche come Cesare Rubini, fermo a 660 gare con l’Olimpia. Fioretti accetta il confronto, ma con una precisazione netta:

«Accetto i paragoni con Rubini e Gamba solo per i numeri, non mi permetterei mai…»

L’addio a Milano, senza rimpianti

Lasciare una società in cui si è lavorato per oltre due decenni non è mai indolore, eppure Fioretti sembra aver trovato un equilibrio personale solido. Non ha mai assistito a una partita dell’Olimpia da quando è andato via, e nemmeno la celebrazione per i 90 anni del club lo ha visto presente: l’ha seguita dalla televisione.

«L’ho vista in televisione, è stata bellissima. Perché non sono mai venuto a una partita? Non lo so veramente. Forse, di fare solo lo spettatore, dopo 22 anni così coinvolgenti non me la sentivo.»

Sul percorso dell’Olimpia in questa stagione, Fioretti sceglie le parole con cura:

«Ho seguito la squadra con interesse professionale e affetto, non mi permette di dare giudizi. Posso soltanto dire che l’Eurolega è un po’ tritacarne e che solo vivendola capisci quanto sia complicato affrontarla.»

Il bilancio della sua esperienza a Tortona, invece, è positivo e senza ambiguità:

«Sono passato da una grande società, a Tortona si sta benissimo. E sono molto contento di aver affrontato una stagione nuova e diversa senza che questo, però, cancelli quello che ho vissuto per 22 anni a Milano. Mi sono mancate le persone, i tifosi, ma non le cose, quelle che facevo ogni giorno e mi facevano stare bene permettendomi di essere felice.»

Messina, i playoff e le gerarchie del campionato

Tra i temi affrontati c’è anche la fine dell’era Ettore Messina sulla panchina dell’Olimpia, vissuta da Fioretti con un coinvolgimento che va oltre il piano professionale:

«Per qualsiasi allenatore della mia generazione, vedere che Ettore non allena più è uno shock. In più, essendo una persona a cui sono molto legato, c’è stato l’ulteriore dispiacere di pensare che sia arrivato al punto di non essere più sereno nel fare il lavoro che aveva sempre fatto.»

Sulle gerarchie in vista dei playoff, Fioretti non si nasconde. Indica Milano e Bologna come le squadre più attrezzate, con Brescia e Venezia a seguire, e colloca Tortona nel ruolo di outsider con una carta da giocare: la freschezza. «Le favorite hanno un roster più profondo e l’abitudine a competere», riconosce, ma aggiunge che la sua squadra può sfruttare proprio quella maggiore energia accumulata nel corso della stagione.

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