Oscar Schmidt, leggenda assoluta del basket brasiliano, è morto a 68 anni a San Paolo. Con la sua scomparsa, il mondo della pallacanestro perde uno dei realizzatori più straordinari che la storia del gioco ricordi.
Schmidt è universalmente considerato tra i più grandi scorer di tutti i tempi. Non ha mai calcato i parquet NBA, eppure è diventato un’icona globale, scegliendo di dedicare la propria carriera alla maglia del Brasile e alle competizioni internazionali.
Cinque Olimpiadi, record eterni
Il suo nome è legato indissolubilmente ai Giochi Olimpici: Schmidt ha rappresentato il Brasile in cinque edizioni consecutive, dal 1980 al 1996, eguagliando il record di presenze. In quel percorso è diventato il miglior marcatore di sempre nella storia olimpica, superando quota mille punti totali. Il dominio realizzativo ai Giochi non ha avuto paragoni. Nel 1988 chiuse con una media di 42,3 punti a partita, risultando il miglior marcatore del torneo. Ripeté l’impresa anche nel 1992 e nel 1996. Ancora oggi detiene sette delle dieci prestazioni realizzative più alte nella storia olimpica.
Uno dei momenti più iconici della sua carriera risale al 1987, quando guidò il Brasile alla vittoria sugli Stati Uniti nella finale dei Giochi Panamericani, un risultato che scosse il mondo del basket.
La scelta di non andare in NBA
Schmidt iniziò la carriera professionistica nel 1974, dividendosi tra Brasile e Italia, dove conquistò il pubblico e ispirò una generazione di giovani appassionati, tra cui un giovanissimo Kobe Bryant, che in quegli anni viveva in Europa.
Nel 1984 i New Jersey Nets lo selezionarono al Draft NBA e Schmidt si allenò persino con la franchigia. Decise però di non firmare: all’epoca i giocatori NBA non potevano partecipare ai tornei internazionali, e per lui vestire la maglia del Brasile era una priorità assoluta.
Aveva esordito in nazionale a soli 19 anni, nel 1977, e ne rimase il punto di riferimento per quasi vent’anni
