C’è una domanda che il basket internazionale non si è ancora posto seriamente: cosa succede a un ragazzo che diventa milionario a diciotto anni, prima ancora di aver giocato una partita che conti davvero grazie al NIL? A Backdoor Call, Marco De Benedetto apre un tema scomodo e quasi inedito nel dibattito europeo: il rischio che una generazione intera perda il fuoco competitivo prima ancora di accenderlo.
“È una struttura che determinerà, secondo me, dei casi di giocatori che potrebbero anche decidere di non giocare più, perché dopo essere diventati milionari il fuoco cambia, tante volte, anche inconsciamente, i desideri e gli obiettivi di vita possono cambiare e in ogni caso la consistenza mentale è quello che fa parte di un processo di crescita dallo 0 al 100. E facendo 0, 85, 50, 40, determina un up and down di consistenza mentale che non abbiamo mai visto, ma che sarà da affrontare. Spero e credo che comunque un po’ da una parte ci sarà una regolamentazione un po’ più serrata nel college, un po’ dall’altra parte ci sarà una certa risposta organica di movimento europeo internazionale per cercare di fare un qualcosa di diverso, spero che nell’arco di 2-3 anni le cose si riassestino in modo un po’ più normale. Il cambiamento di scenario che sta accadendo in Italia, credo che in parte una delle motivazioni della spinta sia proprio quella di dover cercare di arginare un po’ la diaspora dei giovani prospetti, che poi ogni volta cambia la tendenza, perché i college sono passati da cercare di reclutare giovanissimi europei, a cercare di andare in questo momento su giovani professionisti europei, quindi paradossalmente i 2004-2005 sono molto più appetibili in questo momento dei 2006-2007.”





