Al taglio del nastro del Museo del Basket, tra una stretta di mano a Gianni Petrucci e un incontro al buffet con Giuseppe Sermasi, Massimo Zanetti ha detto ad alta voce quello che a Bologna in molti si chiedono sottovoce. Il patron della Virtus, vicino agli ottant’anni, non si è sottratto alla domanda più scomoda: la società è in vendita?
“Se arriva qualcuno che vuole la Virtus, e ne ha voglia e mezzi, tanti mezzi, mi siedo e l’ascolto”, ha dichiarato il numero uno bianconero a La Repubblica – Bologna.
Una porta aperta, non spalancata. Massimo Zanetti non annuncia nulla, ma non nega nemmeno. La scadenza del 2026 aleggia da tempo nell’ambiente bianconero, e lui stesso ha chiarito il senso di quell’orizzonte: vorrebbe essere ancora presidente quando la Virtus, in autunno, si trasferirà nella nuova arena in Fiera. Dopodiché, il futuro è una questione aperta.
Un decennio da chiudere nel modo giusto
Massimo Zanetti ha parlato di un possibile passaggio di consegne come di un compimento naturale, non di una resa:
“Sarebbe il giusto compimento di questo bellissimo decennio”
Le sue parole lasciano intendere che cedere la società nelle mani giuste non sarebbe una sconfitta, ma una conclusione coerente con quanto costruito finora. Al momento, però, non ci sono trattative concrete. Non si è registrata alcuna convergenza di volontà tra le parti, né sono circolate cifre ufficiali sul valore del club. Massimo Zanetti ha comunque confermato che la disponibilità al dialogo riguarda sia interlocutori bolognesi che investitori stranieri.
Gestione ordinaria e piani futuri
Nel frattempo, la macchina Virtus non si ferma. La squadra è prima in classifica, il club continua il dialogo con l’Eurolega per ottenere una licenza pluriennale e la società sta già programmando i prossimi passi tecnici.
“Siamo sempre primi in classifica, quindi ripeto: tutto procede, stiamo facendo i piani per la nuova stagione.”
Nonostante gli infortuni, il gruppo ha mostrato segnali di crescita importanti. La sensazione, sotto i portici di Bologna, è quella di un ciclo che si avvicina alla sua fase conclusiva, pur restando saldamente nelle mani di un presidente che continua a pianificare il futuro in attesa del giusto successore.
