Quinn Ellis vive nel presente. A 23 anni appena compiuti, con una stagione da protagonista alle spalle e i playoff ancora da giocare, la giovane guardia dell’Olimpia Milano non vuole sentir parlare di futuro. Sa cosa lo aspetta — la St. John’s University, Rick Pitino e il Madison Square Garden — ma finché c’è lo scudetto da conquistare, ogni altra conversazione può aspettare.
I numeri raccontano un’annata di lavoro continuo: 67 partite ufficiali e oltre 1700 minuti in campo in sette mesi. È stato il giocatore più impiegato dall’Armani, trovando continuità sia con Ettore Messina che con coach Poeta. Riflettendo sulla sua crescita, Quinn Ellis ammette: «Ho alternato momenti duri, come nelle gare d’esordio in Eurolega, ad altri in cui sentivo dentro di me una grande fiducia».
Il bilancio del debutto europeo resta comunque entusiasmante, come riporta La Repubblica Milano: «Mi sono divertito tantissimo. Ho affrontato i più grandi giocatori d’Europa, ho sofferto soprattutto contro Campazzo e Francisco, ma tutti gli avversari sono fortissimi».
Fondamentali, energia e niente egoismi
Quinn Ellis dimostra grande lucidità analizzando i propri margini di miglioramento: il tiro da tre e i fondamentali restano le aree prioritarie. Sulla convivenza con due allenatori diversi, la sua lettura è lineare: «Sono due allenatori molto diversi, ma in fondo quello che mi chiedono è la stessa cosa: grande energia in campo, essere aggressivo ma, contemporaneamente, coinvolgere in attacco tutti i compagni. Non ci sono egoisti all’Olimpia, ci piace condividere la palla».
Per rendimento e impatto, Ellis avrebbe potuto competere per il premio di miglior giovane d’Europa, sfumato solo per un dettaglio anagrafico legato ai parametri d’età.
Quinn Ellis: la volata finale e il richiamo degli USA
Mentre i playoff proseguono e la squadra lavora per recuperare brillantezza atletica, a fine maggio arriverà a Milano mamma Vanessa, leggenda del basket inglese. Il futuro oltreoceano porterà con sé anche il ritorno sui libri, ma per ora la concentrazione resta sul parquet italiano: «Non ho ancora pensato a nulla di quello che accadrà dopo la fine dei playoff. Nella vita, le cose cambiano rapidamente: pensate che a livello di basket giocavo solo 4 anni fa rispetto a oggi. Cerco di prendere il meglio di ciò che mi accade. Poi vedrò cosa succede».
Per ora, quel “meglio” è rappresentato esclusivamente dalla maglia dell’Olimpia Milano.
