HomeLega BasketL'effetto Vitucci su Scafati: una promozione nata per risolvere problemi

L’effetto Vitucci su Scafati: una promozione nata per risolvere problemi

C’è una scena di Pulp Fiction in cui Harvey Keitel, nei panni di Winston Wolf, entra in scena con una sola battuta: «Mi chiamo Wolf, risolvo problemi». Francesco Vitucci, nato a Cannaregio nel 1963, se l’è evidentemente tatuata nell’anima. Perché è esattamente quello che ha fatto per tutta la carriera, e che ha fatto ancora una volta con Scafati: arrivare, sistemare, vincere.

Quando “Frank” Vitucci si è seduto sulla panchina della società campana, la situazione era tutt’altro che incoraggiante. Alla decima giornata, Scafati occupava la tredicesima posizione con un bilancio di quattro vittorie e cinque sconfitte. Quello che è venuto dopo ha del clamoroso: 22 vittorie e 5 sconfitte fino alla fine della regular season, con il titolo di A2 conquistato nell’ultima giornata a Rimini. Una promozione in Serie A definita dallo stesso ambiente come insperata. Ecco le parole del coach rilasciate a Il Gazzettino di Venezia.

Ventitré anni lontano dalla cadetteria

Non era un campionato semplice, quello affrontato da Vitucci. Lo spiega lui stesso, descrivendo un torneo in cui nessuna squadra ha dominato davvero: «È stato certamente un campionato equilibrato verso l’alto e con tante squadre competitive, senza una squadra dominante, anche se Pesaro è rimasta in testa per 16 giornate, ma c’è stato un momento in cui c’erano undici squadre racchiuse in quattro punti. Tutte squadre ben allenate, ben messe in campo, ognuna con la propria identità».

Un contesto del genere rendeva ancora più significativa la rimonta di Scafati. Per Vitucci si trattava di un ritorno in A2 dopo ventitré anni di assenza, un dettaglio che lui stesso ha sottolineato come parte della sfida. Il curriculum del coach veneziano parla di salvezze strappate in situazioni quasi disperate (Torino, Brindisi, Treviso). Il ritorno ad Avellino, invece, non andò bene per ragioni legate ai cambi di proprietà:

«Sicuramente il fatto di arrivare in corsa, conoscendo già un po’ l’ambiente, ha reso le cose un po’ più facili — spiega — sapere cosa puoi pretendere o cosa magari, per tanti motivi, non riesci ad ottenere, mi ha permesso di focalizzarmi soprattutto su quello che era il lavoro da fare in palestra».

Vitucci: il futuro, per ora, può aspettare

Adesso che la promozione è realtà, la domanda naturale riguarda la continuità. La società campana vorrebbe confermarlo, ma Vitucci non si sbilancia. La sua risposta è quella di chi sa godersi il momento senza bruciare le tappe:

«Adesso celebriamo il presente — conclude il coach — è stato un anno importante e ricchissimo di soddisfazioni, la società sicuramente vorrebbe che rimanessi, però mi riservo di fare le mie valutazioni nei prossimi giorni».

Un’altra impresa archiviata, un’altra situazione risolta. Wolf colpisce ancora.

Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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