Perdere di proposito per vincere in futuro. È la logica del tanking, pratica sempre più diffusa nella NBA e mai così discussa come in questa stagione. I Washington Wizards l’hanno portata alle estreme conseguenze, chiudendo con il peggior record della lega. Ma cosa succede dentro un’arena quando tutti — giocatori, staff, tifosi — sanno che vincere non è il vero obiettivo della serata? Lo spiega il Financial Times con un’analis della situazione.
Il paradosso del Capital One Arena
All’ultima partita casalinga della stagione, i Wizards hanno distribuito magliette gratuite ai primi 15.000 tifosi. Le scatole si sono svuotate in fretta, nonostante la squadra avesse la seconda peggiore affluenza media della lega. In campo, Anthony Davis — il grande acquisto della stagione, 10 volte All-Star, campione NBA — era seduto in panchina con una felpa marrone e la mano sinistra immobilizzata. Non aveva ancora esordito con la maglia di Washington da quando era arrivato due mesi prima. Miami ha vinto 140-117, ma nessuno sembrava particolarmente sorpreso o deluso.
Questa è l’essenza del tanking nella sua forma più pura: una franchigia che costruisce deliberatamente una stagione perdente per massimizzare le probabilità di ottenere una scelta alta al draft. L’NBA assegna le posizioni migliori alle squadre peggiori attraverso una lotteria a ping-pong. Il 10 maggio viene estratto l’ordine definitivo. I Wizards, con il peggior record, avevano le probabilità più alte di portarsi a casa la prima scelta assoluta, potenzialmente un talento generazionale. E così è stato perchè la prima scelta assoluta ha premiato proprio loro.
La NBA ha multato due franchigie nel corso della stagione — Utah Jazz per 500mila dollari e Indiana Pacers per 100mila — per aver tenuto fuori giocatori in salute. Il commissioner Adam Silver ha definito i comportamenti osservati quest’anno i peggiori nella sua memoria recente: “Quello che stiamo vedendo non funziona.” La lega sta valutando modifiche strutturali alla lotteria — lotterie più ampie, probabilità più piatte, penalizzazioni per i team sistematicamente in fondo — ma ogni sistema che premia il perdere crea inevitabilmente un nuovo obiettivo verso il basso.
Chi ci guadagna e chi ci rimette
I giocatori in campo, paradossalmente, hanno tutto l’interesse a giocare bene anche in una stagione perdente. I contratti futuri dipendono dalle prestazioni individuali. Ed è quello che è successo anche nell’ultima gara dei Wizards: Bub Carrington ha segnato 30 punti, Bilal Coulibaly 25, la squadra ha tirato con il 50% dal campo e il 45% da tre. Ma senza una difesa organizzata, il risultato è stato comunque una sconfitta larga.
Chi ci rimette è più difficile da quantificare. I tifosi che pagano biglietti a prezzo pieno per vedere stelle sedute in panchina. I possessori di abbonamenti stagionali che cominciano a chiedersi se vale la pena rinnovare. E più in grande, la credibilità della competizione stessa. L’economista sportivo David Berri ha definito il tanking “una truffa”, sottolineando come le franchigie sovrastimino sistematicamente la propria capacità di identificare il talento giusto: è facile perdere, molto più difficile costruire un campione intorno a un diciannovenne scelto al draft. La storia della NBA offre conferme in entrambe le direzioni.
Il legame crescente tra scommesse sportive e tanking aggiunge un ulteriore livello di complessità. Nell’arena dei Wizards è presente il primo sportbook legale all’interno di un impianto NBA americano. Le scommesse cambiano il modo in cui i tifosi vivono le partite — e rendono ogni manipolazione del risultato, anche quella formalizzata in una strategia di lungo periodo come il tanking, potenzialmente più pericolosa per l’integrità percepita del gioco.
