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Home NBA

Sondaggio anonimo giocatori NBA 2026: integrità a rischio? Scommesse e tanking

Simone Mazzola by Simone Mazzola
8 Mag 2026
in NBA
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NBA
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Cosa pensano davvero i giocatori NBA dei problemi che stanno agitando la lega? The Athletic ha interpellato in forma anonima oltre 150 atleti su tre temi caldi della stagione: il gambling, il tanking e il caso Kawhi Leonard-Clippers. Il quadro che emerge è quello di una lega che non si percepisce in crisi, ma che riconosce segnali di allarme difficili da ignorare.

Integrità della lega: “Non siamo in pericolo, ma…”

Quasi il 75% dei giocatori intervistati ha risposto che l’integrità della NBA non è in pericolo. Eppure, la maggior parte di loro ha aggiunto una riserva significativa. Il tema più citato da chi vede rischi concreti è il gambling: la lega non ha legalizzato le scommesse sportive — lo ha fatto di fatto la Corte Suprema americana nel 2018 — ma ha poi attivamente cercato partnership con i bookmaker, intrecciando i propri interessi economici con quelli delle piattaforme di betting.

I giocatori lo sentono. “Sento i tifosi urlare ‘fai almeno 11 punti'”, ha detto uno di loro. “Questo ha rovinato un po’ il gioco.” Un altro ha messo in guardia sulla combinazione tra social media e scommesse: “È troppo pericolosa, ha un impatto eccessivo su quello che succede in campo.” La stagione era ancora in corso quando è esploso il caso che ha coinvolto il coach di Portland Chauncey Billups, la guardia della Heat Terry Rozier e l’ex assistente Damon Jones, accusati a vario titolo di aver manipolato partite di poker con criminali, rimosso intenzionalmente giocatori dalle rotazioni per vincere scommesse e venduto informazioni riservate sui giocatori Lakers. Jones ha patteggiato. La NBA ha riaperto le indagini sul gambling e modificato le regole sulla comunicazione degli infortuni.

Sul caso Clippers — accusati di aver aggirato il salary cap con un accordo di facciata tra Kawhi Leonard e uno sponsor del team — i giocatori hanno preferito non esporsi, ma la vicenda ha alimentato il dibattito generale su quanto le regole esistenti reggano all’ingegno di chi le vuole aggirare.

Tanking: problema reale, ma non emergenza

Circa il 72% dei giocatori ha definito il tanking un problema “piccolo” o inesistente. Ma le voci più critiche sono state nette. “Uccide la lega”, ha detto un giocatore. “Non dovresti essere premiato per perdere.” Un altro si è detto “incazzato” e ha chiesto un intervento deciso da parte della lega.

Il punto di tensione è strutturale: i giocatori in campo vogliono vincere — per contratti, per carriera, per orgoglio — mentre alcune franchigie costruiscono volutamente roster perdenti per migliorare la propria posizione al draft. La stagione ha portato casi particolarmente eclatanti, con trade di stelle seguite da filotti di sconfitte e giocatori chiave tenuti fuori dai campi già a febbraio. La NBA ha multato due squadre, ne ha investigate altre, e sta lavorando a modifiche strutturali alla lotteria del draft per disincentivare la pratica: espansione del numero di squadre coinvolte, appiattimento delle probabilità e penalizzazioni per i team sistematicamente in fondo alla classifica.

Un giocatore ha ricordato, con ironia, che il tanking non garantisce nulla: “I Mavericks hanno preso la prima scelta l’anno scorso con l’1,8% di probabilità.”

Se fossi commissioner per un giorno

La parte più creativa del sondaggio riguarda le modifiche che i giocatori introdurrebbero se avessero i poteri di Adam Silver. La risposta più comune è prevedibile: meno partite. L’82 gare della regular season è percepito come eccessivo, ma i giocatori più consapevoli riconoscono il problema economico che comporterebbe una riduzione. “Toglierei 10 partite, come ha detto Kerr. È sensato”, ha detto uno di loro. Eliminare le back-to-back — partite in due città diverse in due notti consecutive — è un’altra priorità largamente condivisa.

Sul piano tecnico, molti vorrebbero più libertà difensiva: uso delle mani, maggiore fisicità, meno falli fischiati. “Renderei il basket difensivo di nuovo legale”, ha detto un giocatore. “Lasciamo che il basket sia basket.” Tra le proposte più fantasiose: una linea da quattro punti, il shot clock ridotto a 18-20 secondi, la sospensione di un anno per i flopper, e — la più surreale — una revisione delle norme doganali per semplificare i viaggi in Canada.

Il sondaggio restituisce l’immagine di una lega che i suoi protagonisti percepiscono ancora solida, ma con crepe che si stanno allargando. Il gambling è il tema che preoccupa di più, e non per ragioni di principio astratto — i giocatori lo vivono direttamente ogni volta che scendono in campo. Il tanking è fastidioso ma tollerato, almeno finché non diventa sistematico. La vera domanda è se la NBA interverrà in modo strutturale prima che queste tendenze si consolidino, o se aspetterà che un caso davvero dirompente la costringa a farlo. Per ora, la lega tiene. Ma i giocatori hanno lanciato un segnale chiaro.

Simone Mazzola

Simone Mazzola

Simone Mazzola è ideatore e fondatore di Backdoor Podcast. Giornalista pubblicista iscritto all'albo, segue e racconta il basket quotidianamente da oltre vent'anni. Nel corso della sua carriera ha collaborato con redazioni del calibro di FoxSports e del sito italiano NBA. È inoltre autore del libro "American Dream: un infiltrato alle NBA Finals".X: https://x.com/mazzola_simone IG: https://www.instagram.com/datruth84/

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