Il progetto di espansione della NBA in Europa si avvicina a una fase decisiva, ma le aspettative iniziali stanno già cedendo il passo a una serie di preoccupazioni strutturali e finanziarie. Secondo quanto riportato da Mundo Deportivo, la lega si sta muovendo verso la raccolta di offerte vincolanti da parte degli investitori, attese per la prima settimana di giugno: un appuntamento che potrebbe determinare le sorti dell’intero modello NBA Europe.
Il percorso era partito con una prima fase conclusasi il 1° aprile, quando la NBA aveva ricevuto manifestazioni d’interesse non vincolanti da investitori e club. I vertici della lega, tra cui il vice commissioner Mark Tatum, avevano descritto la risposta iniziale come incoraggiante, con oltre 120 soggetti interessati a potenziali franchigie nei principali mercati europei.
Le cifre emerse in quella fase parlavano di investimenti compresi tra 500 milioni e oltre un miliardo di dollari per singola franchigia, con alcune proposte che superavano anche quella soglia. Londra, Parigi, Milano, Berlino, Madrid e Roma restano le città centrali nel piano di espansione, con un obiettivo di 10-12 franchigie permanenti nella prima fase.
Il nodo EuroLeague e le valutazioni di mercato
Nonostante l’ottimismo iniziale, il progetto sta ora entrando in una fase più esigente, in cui la realtà del mercato europeo mette alla prova le ambizioni della lega americana. Gli esperti di investimento citati da Mundo Deportivo sottolineano come le valutazioni più elevate siano difficilmente sostenibili nella maggior parte dei mercati europei: solo alcune città selezionate potrebbero reggere il peso di una franchigia da un miliardo di dollari.
Un elemento critico riguarda la scarsa partecipazione dei club storici del continente. Le squadre dell’EuroLega, stando alle stesse fonti, non avrebbero ancora presentato offerte vincolanti, alimentando l’incertezza su un possibile avvio del torneo senza le realtà più rappresentative del basket europeo. Fa eccezione il Real Madrid, che rimane in una posizione di attesa, ancora indeciso tra la fedeltà all’EuroLega e l’adesione al progetto NBA. Data la sua rilevanza commerciale, la scelta del club è considerata particolarmente influente sull’intero processo.
L’assenza dei grandi club europei alimenta anche il rischio di frammentazione del mercato: due competizioni parallele potrebbero erodere l’attenzione dei tifosi, soprattutto nelle aree dove le rivalità storiche tra club sono il principale motore di presenze e diritti televisivi.
Governance, regolamenti e il modello franchigia
Sul tavolo restano anche questioni di natura regolamentare. Le istituzioni europee, Commissione Europea inclusa, hanno sollevato dubbi sui meccanismi di governance previsti: salary cap, gestione centralizzata dei diritti media e flussi finanziari transfrontalieri sono tutti temi aperti.
Un altro punto di attrito riguarda il modello stesso delle franchigie, che ricalcherebbe quello nordamericano, senza promozioni e retrocessioni. Questa impostazione continua a essere al centro del confronto con FIBA e rappresentanti dell’EuroLeague, che non hanno ancora raggiunto un accordo definitivo con la NBA.
Con la scadenza di giugno che si avvicina, NBA Europe si trova a un bivio. L’esito delle offerte vincolanti dirà se il progetto potrà procedere con un sostegno continentale ampio, oppure se sarà necessario rivederne l’impostazione e rallentarne i tempi.
