Una Openjobmetis Varese quasi da playoff. Questo il responso finale della stagione, con Varese che ha chiuso la regular season al 9° posto, a pari punti con Trento, ma esclusa dal “gran ballo della post season” a causa del doppio confronto negativo contro la Dolomiti Energia.
Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?
Ad inizio stagione l’obiettivo del club era quello di rientrare nel giro delle coppe europee, quindi entro il 10° posto. Obiettivo raggiunto si può dunque dire.
Con dei ma. Principalmente legati all’andamento sinusoidale della squadra allenata da Ioannis Kastritis.
L’inizio è stato da mani nei capelli: vittoria all’esordio al PalaSerradimigni con il Banco di Sardegna Sassari e poi una lunghissima astinenza di 7 sconfitte consecutive, digiuno interrotto nel ritrovato derby contro l’acerrima rivale Cantù alla ottava giornata.
La Openjobmetis Varese ha saputo ribaltare alcune scelte iniziali che si sono rivelate penalizzanti per la squadra. La separazione da un playmaker sbagliato (Stefan Moody) e l’individuazione di quello giusto (Ike Iroegbu). La rinuncia al 5+5 per passare al 6+6. L’inserimento di un elemento come Carlos Stewart, che ha corroborato l’impatto difensivo nel reparto guardie. Il “mistero” Allerik Freeman (reduce da un grave infortunio ma mai in grado di incidere), invece, è continuato fino in fondo, difeso in prima persona da Ioannis Kastritis.
Già, l’allenatore. Innegabile che la mano di Kastritis sia stata importante, anzi decisiva per ribaltare una formazione nata non sbagliata ma con alcune criticità evidenti. Eppure non a tutti i tifosi varesini (solitamente “di bocca buona” quando si parla di basket) il coach greco ha convinto fino in fondo. Troppo scarno il playbook offensivo. Poco impattante l’urto a rimbalzo e la copertura dell’area colorata. Queste le accuse più ricorrenti.
Per l’anno prossimo la società ha già messo sul tavolo le proprie ambizioni, giocando a carte scoperte: raggiungere i playoff e fare bene nelle coppe europee (diventando addirittura una contender in caso di Fiba Europe Cup). Alla sua terza stagione Kastritis avrà dunque la possibilità di convincere anche gli scettici o, peggio, i suoi detrattori.
E, a proposito di carte, Luis Scola avrebbe nella manica quella di RedBird (ovvero Gerry Cardinale, il proprietario del Milan) da giocarsi per la candidatura di NBA Europe. Usiamo il condizionale perché tutto avvolto nel mistero per le clausole di riservatezza legate al progetto.
Insomma, sotto il Sacro Monte non ci si annoia mai.




