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Come gli Spurs hanno ingabbiato SGA e dominato per andare a gara 7

Con una prestazione di rara solidità collettiva, i San Antonio Spurs hanno battuto 118-91 gli Oklahoma City Thunder in Gara 6 delle Western Conference Finals, riportando la serie in parità e rimandando ogni verdetto alla sfida decisiva di Gara 7, in programma domenica sera al Chesapeake Energy Arena di Oklahoma.

Una vittoria costruita su principi chiari quella degli Spurs: difesa, transizione offensiva, gestione del possesso e una performance individuale di Victor Wembanyama che ha orientato l’esito della partita già nel corso del primo tempo.

I Thunder, testa di serie numero uno della Western Conference e favoriti della vigilia, non hanno mai trovato il ritmo necessario per rendere la partita combattuta. Il risultato finale riflette con precisione ciò che è accaduto sul parquet: una squadra ha imposto il proprio gioco, l’altra ha faticato a rispondere.

Racconto di un dominio

Il racconto della gara si sintetizza in un dato solo: i San Antonio Spurs hanno guidato per tutta la partita tranne forse i primissimi minuti. Il primo quarto è stato una dichiarazione d’intenti: 35-22 per gli Spurs, un parziale che ha immediatamente tolto pressione a una squadra che arrivava in casa propria con l’obbligo di vincere.

Il secondo quarto ha riservato l’unico momento di equilibrio della serata: OKC ha ricucito il gap segnando 31 punti, contro i 25 degli Spurs, riportandosi a -9 all’intervallo (60-53). Sembrava che i Thunder potessero rimettere in piedi la partita. Non è stato così. Il terzo quarto è stato, semplicemente, demolizione. 32 a 13: gli Spurs hanno spinto sull’acceleratore con una difesa asfissiante e attacchi in transizione fulminei, costruendo un vantaggio che al termine del periodo era già di 26 punti. Il quarto finale è stata pura gestione.

Il dato più eloquente? Il massimo vantaggio raggiunto dagli Spurs è stato di 28 punti, mentre OKC in nessun momento della partita è riuscita ad andare avanti. Zero. Il biggest lead dei Thunder è rimasto a 0 per tutta la serata.

Il gap di 13.3 punti nella effective field goal percentage è sbalorditivo per una gara di playoff. Significa che ogni volta che gli Spurs tiravano erano enormemente più efficaci.

Gli assist (30 vs 22) raccontano di un basket collettivo contro un tentativo di isolare i singoli, con risultati opposti alle attese.

Particolarmente rilevante il dato dei punti in contropiede: 18-10 per San Antonio. Il terzo quarto ha visto gli Spurs trasformare ogni palla persa di OKC in corse dirette al canestro, con un parziale che è diventato rapidamente ingestibile.

Il momento decisivo

Gli Spurs nel terzo quarto hanno realizzato una striscia di 20 punti consecutivi senza risposta (dal 72-64 al 92-64), costruendo il vantaggio decisivo della serata. In quel frangente Wembanyama ha segnato 8 punti, Harper 5 e Castle ha distribuito assist come se stesse giocando una partita amichevole. OKC ha risposto segnando appena 6 punti nella seconda metà del periodo.

Nonostante questa serie sia probabilmente fra le due franchigie più attrezzate e complete della lega, questa Gara 6 è stata una detta dichiarazione di intenti da parte degli Spurs, fortemente intenzionati a rovinare la festa ad OKC proprio davanti ai loro tifosi.

I numeri dei protagonisti

28 punti, 10 rimbalzi, 3 stoppate, 2 recuperi in 21 di differenziale (+68 vs -55 mentre era in campo) per Wembanyama in questa Gara 6, tirando con il 47.6% dal campo e, più sorprendentemente, con il 44.4% da tre punti (4/9 dall’arco), un dato che ricorda ogni volta la natura aliena di un giocatore di quella statura capace di alzare il gomito dall’arco con tale efficienza. Ma ciò che non compare nei tabellini è l’impatto psicologico.

Gara 6
Photo by Patrick T. Fallon / AFP

Ogni volta che OKC si avvicinava alla rimonta, Wembanyama era lì: un’entrata, un mid-range impossibile, o semplicemente la sua sola presenza per proteggere il ferro. Non è un caso che con lui in campo il defensive rating degli Spurs sia precipitato a 83.1, praticamente inviolabile.

La seconda stella di questa gara porta un nome che sta diventando sempre più familiare ai tifosi NBA: Stephon Castle, 17 punti, 9 assist e 1 solo turnover. Il suo assists-to-turnover ratio di 9.0 è la statistica individuale più straordinaria dell’intera partita. In una gara di tale portata, con i nervi a pezzi e la pressione del pareggio serie, guidare un attacco concedendo praticamente zero palle perse è un indicatore di maturità cestistica rara.

Castle ha terminato con un true shooting del 62.9% e soprattutto con un differenziale di +13, dimostrando che quando lui è in campo gli Spurs macinano il loro gioco in modo fluidissimo. I 7 falli subiti confermano la sua capacità di attaccare il ferro e creare situazioni di vantaggio, non di girare intorno alla difesa avversaria.

Molto bene anche Dylan Harper (18 punti in 19 minuti con il 66.7% dal campo) e Devin Vassell (12 punti con 4/7 da dietro l’arco).

Per quanto riguarda OKC invece, nessun giocatore della franchigia ha superato i 15 punti in questa Gara 6: 15 per Shai, 13 per Jared McCain, 11 per Cason Wallace e 10 per Isaiah Hartenstein e Chet Holmgren.

In particolare la squadra allenata da Mike Daigneault ha faticato al tiro: 16 su 18 dal campo e 0 su 5 da tre per SGA, 2/11 e 1/9 per Lu Dort, 2 su 6 e 0 su 4 per Jaylin Williams e potrei continuare così tirando in ballo ogni rotational piece dei Thunder, eccezion fatta forse solo per McCain e Chet.

Verso Gara 7

La serie si decide domenica sera all’Chesapeake Energy Arena di Oklahoma City, con i Thunder che giocheranno davanti al proprio pubblico. I modelli danno OKC leggermente favorita con una probabilità di vittoria del 58.8% contro il 41.2% degli Spurs — ma i numeri di questa gara 6 suggeriscono che la storia potrebbe andare diversamente.

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