Kenny Atkinson era sulle tribune del Taliercio per seguire Venezia-Virtus. L’head coach dei Cleveland Cavaliers è tornato in Italia a quasi trent’anni di distanza dal suo periodo da giocatore, quando nella stagione 1997-98 aveva militato a Napoli in Serie A2. Un ritorno molto piacevole però, come ha dichiarato in un’intervista a Tuttosport. Alla domanda su come stesse andando con la lingua ha risposto: «Insomma, capisco alcune cose ma fatico a parlare bene l’italiano».
La sua presenza al Taliercio non era casuale. Atkinson è venuto a osservare da vicino Saliou Niang, il giocatore che i Cavs hanno selezionato al draft la scorsa stagione e che potrebbe lasciare in off season la Virtus per il salto in NCAA. Il giudizio dell’allenatore americano sull’azzurro è netto:
«Si tratta di un ragazzo forte e determinato che abbiamo selezionato nel draft un anno fa»
Atkinson lo descrive come un giocatore che lavora con grande energia e che sta già dimostrando qualità di leadership in campo. Un profilo che, a suo avviso, arriverà in NBA con una marcia in più rispetto a tanti altri:
«Niang negli Usa arriverà abituato a sfidare avversari molto smaliziati»
Il basket europeo ha cambiato la NBA
Atkinson non si è limitato a parlare di Niang. Ha allargato il discorso al contributo che il basket europeo ha dato alla lega americana, partendo da un nome preciso: Šarūnas Marciulionis, arrivato in NBA nel 1989, che secondo il coach di Cleveland ha introdotto il concetto dell’eurostep. Un’eredità tecnica e culturale che ha trasformato il gioco:
«Gli europei nella NBA? La Lega con loro ha adottato pure l’eurostep»
Ha citato anche Arvydas Sabonis, che, nonostante fosse alto 2 metri e 20, giocava come fosse una guardia, anticipando di trent’anni il modello Jokic, e ha ricordato come la filosofia del seven seconds or less fosse già stata studiata e applicata alla Benetton, con un ruolo importante di Maurizio Gherardini, manager che avrebbe poi lavorato anche in NBA. Oggi, sottolinea Atkinson, circa il 30% dei giocatori NBA è di origine non americana, e la qualità continua a crescere proprio grazie alla solidità della formazione europea:
«Quando niang compirà il salto verso gli States sarà avvantaggiato perché sa come gestire delle pressioni enormi. Dovete solo capire che occorrono aree nuove e migliori, più persone formate all’interno del club e dei programmi di sviluppo negli staff tecnici. Investite dei soldi in questi aspetti e la vostra pallacanestro farà un enorme passo in avanti»
A margine dell’intervista, Atkinson ha anche parlato con nostalgia del tempo trascorso in Italia, ricordando le mattine a Treviso, il jogging tranquillo, la colazione al bar senza fretta e un ritmo di vita che, a suo dire, gli americani non riescono a replicare e guardano con una certa invidia.
