Gregg Popovich ha voluto rendere omaggio a Don Nelson, scomparso all’età di 86 anni, guidando il ricordo del mondo del basket che si è stretto attorno alla memoria di uno degli allenatori più influenti della storia NBA. Durante la cerimonia commemorativa svoltasi a Dallas, il suo commosso tributo ha segnato uno dei momenti più toccanti di un evento che ha visto la partecipazione delle più grandi figure della pallacanestro americana.
L’attuale presidente dei San Antonio Spurs, che è stato assistente di “Nellie” ai Golden State Warriors tra il 1992 e il 1994, è salito sul palco con un discorso che ha saputo mescolare sapientemente emozione e ironia, fedele al suo inconfondibile stile. Popovich ha definito quel biennio trascorso al suo fianco come il periodo più felice della sua intera carriera nella lega, aggiungendo con la consueta vena sarcastica che persino la sua famiglia preferiva la compagnia dei Nelson alla sua.
L’eredità tattica di Nelson negli Spurs di Popovich
Il rapporto tra i due andava ben oltre la semplice amicizia: si trattava di un legame viscerale, costruito su una stima profonda e un’influenza reciproca. Popovich ha guidato San Antonio per quasi trent’anni, conquistando cinque anelli NBA e superando nel 2022 proprio Don Nelson come allenatore più vincente di sempre in regular season. Un traguardo storico che, a detta dello stesso, affonda le sue radici proprio negli insegnamenti del mentore:
«La maggior parte delle cose che ho messo in pratica a San Antonio le ho prese in prestito da te. Le ho semplicemente adattate perché avevo a disposizione giocatori diversi.»
Un’ammissione sincera, pronunciata rivolgendosi idealmente all’amico scomparso, che racconta quanto l’impronta tattica e filosofica di Nelson sia stata determinante nel plasmare il basket moderno e il successo della dinastia Spurs.
Un cuore «più grande della luna»
Non sono mancati i momenti di ilarità durante il discorso, come quando Popovich ha confessato di aver avvertito “un po’ di stress post-traumatico” nel ritrovare tra le prime file del pubblico alcuni dei suoi storici avversari in panchina. Nonostante le battute, il clima è rimasto estremamente affettuoso, con tutti i presenti concordi nel sottolineare l’impatto straordinario che Nelson ha avuto sulle loro vite personali e professionali.
In conclusione, Popovich ha tratteggiato un ritratto intimo della leggenda NBA: un uomo dall’apparenza ruvida e fortemente combattiva sul parquet, che in realtà nascondeva un cuore “più grande della luna” e “morbido come un marshmallow”. Un agonista feroce in campo, ma un’anima generosa e profondamente gentile nella vita di tutti i giorni. Un dualismo unico che rendeva Don Nelson una figura irripetibile.
