HomeNBANBA under 25: cinque prospetti da tenere d'occhio per la stagione 26-27

NBA under 25: cinque prospetti da tenere d’occhio per la stagione 26-27

L’NBA è ricchissima di giovani talenti in questo momento. Da Victor Wembanyama, già candidato al premio di MVP, a Cooper Flagg, che sembra una superstar ancor prima di spegnere 21 candeline. Il Draft 2026 ha poi portato in lega un’altra ondata di prospetti di altissimo livello, con nomi come AJ Dybantsa, Darryn Peterson e Cameron Boozer.

La classifica stilata da Fadeaway World prende in considerazione i 25 migliori giocatori under 25 della lega, con un criterio anagrafico preciso: il giocatore deve avere meno di 25 anni al via della regular season 2026-27, fissato per il 20 ottobre. Per questo motivo, nomi come LaMelo Ball, Cade Cunningham e Franz Wagner — che oggi hanno 24 anni ma ne compiranno 25 prima dell’Opening Night — restano fuori dalla lista.

Non si tratta di una graduatoria basata esclusivamente sui numeri dell’ultima stagione: contano anche la difesa, il rendimento nei playoff, il margine di crescita e le aspettative per il 2026-27. Proprio per questo, nella lista trovano spazio anche rookie che non hanno ancora disputato un singolo minuto in NBA, ma che non sono stelle di primissima grandezza.

Difesa e impatto oltre i punti: Wallace, Sheppard e Ausar Thompson

Cason Wallace è l’esempio lampante di come i punti non raccontino tutta la storia. Nella scorsa stagione ha chiuso con appena 8,6 punti di media, eppure si è guadagnato un posto nel secondo quintetto difensivo All-Defensive grazie a 1,9 palle recuperate a partita. Il tutto in una squadra come Oklahoma City, dove l’attacco ruota attorno a Shai Gilgeous-Alexander, Jalen Williams e Chet Holmgren. Wallace pressa costantemente il portatore di palla, forza errori e può marcare entrambe le posizioni di guardia: non ha bisogno di segnare 18 punti per incidere. Se il suo tiro e la sua capacità di creare dal palleggio dovessero migliorare, la sua scalata in classifica potrebbe essere rapida.

Reed Sheppard ha fatto un salto di qualità importante al secondo anno con Houston: 82 partite giocate, 13,5 punti e 3,4 assist di media, confermando le ragioni della sua scelta come terza chiamata assoluta. La velocità nelle letture e la qualità del tiro lo rendono un ingranaggio perfetto nell’attacco dei Rockets, dove può sia gestire il pallone sia muoversi senza palla quando l’azione passa per Kevin Durant, Alperen Şengün o Amen Thompson. Per salire ulteriormente in classifica dovrà dimostrare maggiore costanza contro guardie più alte e migliorare nella creazione autonoma del tiro, ma un tiratore di 22 anni con questa intelligenza cestistica è una scommessa sicura.

Ausar Thompson sarebbe in cima alla lista se il criterio fosse puramente difensivo. Inserito nel primo quintetto difensivo con 2,0 palle rubate di media, il suo atletismo lo rende devastante in transizione e vicino al ferro, ed è uno dei motivi per cui Detroit riesce a esercitare una pressione enorme sugli esterni avversari. Il problema, però, resta il tiro: 25,0% dall’arco e 57,1% ai liberi. Nei playoff, le difese possono concedergli spazio e complicare il gioco a metà campo dei Pistons. Se riuscisse anche solo a portare il suo tiro a un livello accettabile, avrebbe tutte le qualità fisiche e difensive per entrare tra i primi 15.

Watson e Boozer: la sorpresa e la promessa

La crescita di Peyton Watson è stata tra le più inattese della stagione. È passato da 8,1 a 14,6 punti di media, tirando con il 41,1% da tre e partendo in quintetto in 40 delle 54 gare disputate con Denver. Questa esplosione dal perimetro ha cambiato completamente la sua percezione: Watson possedeva già stazza, atletismo e versatilità difensiva per coprire più ruoli, ma nessuno si aspettava un simile sviluppo offensivo in una squadra da titolo come i Nuggets. La domanda chiave è se riuscirà a mantenere quelle percentuali. In caso affermativo, si trasformerebbe da semplice difensore di talento in un’ala di enorme valore su entrambi i lati del campo. Il suo status di restricted free agent e l’interesse di altre franchigie aggiungono un pizzico di incertezza, ma il potenziale resta altissimo.

Cameron Boozer non ha ancora messo piede su un parquet NBA, eppure il suo inserimento in classifica appare più che giustificato. Scelto da Memphis come terza chiamata assoluta dopo una stagione universitaria dominante — 22,5 punti, 10,2 rimbalzi e 4,1 assist con il 55,6% dal campo e il 39% da tre — è stato eletto miglior giocatore del college. Ciò che colpisce di Boozer è che non servono proiezioni futuristiche per immaginarlo efficace: sa già rimbalzare, passare, concludere subendo contatto e tirare. Il suo gioco sembra pronto per adattarsi rapidamente alla lega. Se la percentuale dall’arco reggerà e se riuscirà a difendere sulle ali NBA, il suo contributo immediato a Memphis potrebbe essere significativo.

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