Mike D’Antoni è entrato ufficialmente nella Basketball Hall of Fame, guidando la classe di nuovi membri introdotti nella prestigiosa istituzione. Il leggendario allenatore, oggi settantacinquenne, ha sfruttato il suo discorso di accettazione per rivolgere un pensiero speciale all’Olimpia Milano, club che ha segnato profondamente la sua carriera e la sua filosofia di gioco.
Il legame con Milano e le radici dell’innovazione
Nel suo intervento sul palco della cerimonia, D’Antoni ha voluto sottolineare quanto il periodo trascorso in Italia sia stato determinante per la sua crescita come allenatore e come innovatore del gioco:
“Ringrazio l’Olimpia Milano e i tifosi per il vostro affetto e la vostra amicizia. È stato a Milano che ho iniziato a sperimentare con una rosa più snella e uno stile di gioco più veloce, in grado di aprire la difesa e creare più opportunità di tiro da tre punti. Sasa Djordjevic e Antonio Davis hanno avuto un ruolo fondamentale in questa evoluzione”.
D’Antoni ha vissuto a Milano un’esperienza lunghissima: dal 1977 al 1990 come giocatore e poi dal 1990 al 1994 come allenatore. Proprio sotto le insegne dell’Olimpia ha gettato le basi di quel basket rapido e offensivo che avrebbe poi rivoluzionato la NBA. Dopo l’esperienza milanese, ha affinato ulteriormente le sue idee alla guida della Benetton Basket prima di fare il salto oltreoceano.
L’impatto in NBA e la cerimonia
Negli Stati Uniti, D’Antoni ha lasciato un’impronta indelebile soprattutto con i Phoenix Suns, accelerando l’evoluzione del gioco moderno con il suo celebre sistema ad alto ritmo. Un contributo riconosciuto con due premi di Allenatore dell’Anno, ottenuti nel 2005 e nel 2017.
Per la cerimonia di introduzione nella Hall of Fame, D’Antoni è stato accompagnato sul palco da un gruppo di presentatori d’eccezione: Steve Nash, Bob McAdoo, Jerry Colangelo, Rod Thorn e Amar’e Stoudemire, figure che hanno condiviso con lui tappe fondamentali del suo percorso nel basket.
