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Repesa riparte da Napoli: «Grande voglia di confrontarmi», e il figlio Dino sarà con lui

Jasmin Repesa riparte da Napoli. A 65 anni, con una carriera da allenatore lunga quattro decenni e un palmarès che conta quattro finali scudetto, un titolo italiano, una Supercoppa e una finale di Eurolega, il tecnico bosniaco di Capljina — cittadino croato dal 1992 — si presenta alla sua nuova avventura con entusiasmo dichiarato e idee chiare, come ha dichiarato a Il Mattino:

“Stanco o appagato? No, sono carico, entusiasta. Ho una gran voglia di confrontarmi a livello italiano ed europeo.”

Il progetto del Napoli Basketball, guidato da Matt Rizzetta, viene descritto da Repesa come importante e ambizioso. La squadra sta prendendo forma: tra i giocatori già aggregati ci sono Dowtin e Ramsey, mentre Petruccelli è ancora impegnato con la nazionale. Sul mercato ancora aperto, il coach non si mostra preoccupato:

“Non abbiamo fretta, completeremo la squadra durante il ritiro. Se devo essere onesto speravo di ritrovare tutti fin dall’inizio, ma quest’anno le cifre degli ingaggi si sono alzate in modo radicale e siamo stati attenti a spendere bene per costruire una squadra competitiva sia in campionato che in Eurocup.”

Repesa: la difesa come identità ed EuroCup come banco di prova

Sul piano tecnico, Repesa ha le idee chiare su quale debba essere il marchio di fabbrica del suo Napoli: una difesa riconoscibile, connessa, costruita con cura prima di pensare a correre e segnare. In Eurocup, però, il livello si preannuncia altissimo: nel girone ci sono squadre come Aris, Paok, Bahcesehir ed Hapoel Gerusalemme, club con budget da Eurolega.

Gli obiettivi stagionali partono dalle Final Eight di Coppa Italia, ma Repesa mette subito in chiaro che nulla è scontato in un campionato che considera sensibilmente più competitivo rispetto alla stagione precedente, con le due romane, Milano, Bologna, Tortona, Venezia e altri club rinforzati. “A fine settembre vedrete che per qualcuno cominceranno a venir fuori i primi problemi”, avverte il tecnico, invitando tutti a una lettura più cauta dell’estate.

Il figlio Dino, Meneghin e le riflessioni sul basket italiano

Al suo fianco in panchina ci sarà suo figlio Dino, 33 anni, già con esperienze da capo allenatore e padrone di sette lingue, italiano compreso. Il nome non è casuale: Repesa racconta che nel 1992, durante un torneo di fine agosto a Lubiana, era assistente di Aza Petrovic a Cibona quando incontrò la Stefanel di Tanjevic, squadra in cui militava Dino Meneghin. A cena, annunciando l’imminente nascita del figlio, fu proprio Meneghin a suggerire il nome. “Detto fatto”, chiosa Repesa.

Sul tema degli stranieri e dei giovani italiani, il tecnico porta la sua esperienza diretta: nel corso della carriera ha lanciato giocatori come Belinelli, Datome, Fontecchio e Mancinelli. La sua posizione è netta: sei stranieri di qualità possono far crescere i talenti italiani che lavorano accanto a loro, ma se il livello è mediocre, allora quei sei posti diventano uno spreco. Più che imporre due italiani sempre in campo — idea avanzata da Dan Peterson — Repesa propone qualcosa di più strutturale: un campionato chiuso, senza retrocessioni.

Sul caso Roma, che ha acquisito due squadre in Serie A con la conseguente scomparsa dal campionato di Cremona e Brescia, il giudizio è articolato ma diretto: “C’è una sola parola per spiegare ciò che è accaduto: business. È un vantaggio acquisire Roma in A, ma è uno svantaggio perdere una realtà importante come Brescia.”

Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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