HomeScouting ReportI prospetti che hanno impressionato al Mondiale U17 di Istanbul

I prospetti che hanno impressionato al Mondiale U17 di Istanbul

Il Mondiale FIBA U17 2026 non ha probabilmente avuto un talento generazionale paragonabile a Victor Wembanyama, ma il livello medio della competizione è sembrato particolarmente alto. Istanbul ha riunito diversi prospetti con caratteristiche interessanti in prospettiva professionistica, sia tra gli Stati Uniti sia nel gruppo degli internazionali.

Per molti di loro il Draft NBA è ancora lontano: la maggior parte dei giocatori nati nel 2009 sarà eleggibile nel 2028. È quindi inevitabilmente presto per parlare di posizioni al Draft o di certezze, ma un torneo di questo livello permette già di individuare alcune caratteristiche che potrebbero avere un peso importante nel percorso verso il basket professionistico.

Questi sono alcuni dei prospetti che mi hanno maggiormente impressionato durante il torneo, valutandoli non soltanto per quello che hanno prodotto a Istanbul, ma soprattutto per le caratteristiche e l’upside che possono sviluppare negli anni.

Luke Paul — Australia

198 cm / 6’5″ | Guardia | 20 febbraio 2009

Paul è probabilmente uno dei giocatori che più mi ha colpito per la qualità delle sue letture. Non è necessariamente quello che cattura l’occhio al primo possesso, ma guardandolo giocare si nota continuamente la quantità di cose che fa bene.

Ha una buona visione di gioco e una notevole sensibilità nel trovare il compagno libero, soprattutto quando può utilizzare un blocco. È un creator molto interessante dal pick-and-roll, dove riesce a manipolare il ritmo, alternando accelerazioni improvvise a cambi di velocità e momenti in cui rallenta l’azione per leggere la difesa.

La gestione del ritmo è forse una delle caratteristiche più interessanti del suo gioco. Paul appare molto elegante e pulito nei movimenti e raramente sembra giocare fuori controllo. È sempre attivo, reagisce rapidamente a quello che succede sul campo e mostra una certa maturità nella gestione delle situazioni.

Anche il tiro è un’arma che può diventare importante. Al Mondiale ha chiuso con il 48,4% dal campo e soprattutto con il 55,6% da tre, anche se su un volume relativamente contenuto di 2,6 tentativi a partita. Il dato più significativo resta però il playmaking: 7,1 assist di media, terzo miglior dato dell’intero torneo.

C’è poi un aspetto caratteriale che mi ha colpito. In una situazione di tensione ha avuto un ruolo quasi da leader, intervenendo per allontanare un compagno nervoso. È un dettaglio piccolo, ma in un giocatore così giovane contribuisce a costruire l’immagine di un prospetto con una certa leadership e una buona comprensione del gioco.

Il prossimo passo sarà capire quanto queste qualità possano trasferirsi contro avversari più fisici e atletici. Ma il mix di dimensioni, tiro, visione e controllo del ritmo rende Paul uno dei playmaker internazionali da seguire con maggiore attenzione.

Nathan Soliman — Francia

204 cm / 6’8″ | Ala | 14 maggio 2009

Soliman è uno di quei giocatori che fisicamente sembrano appartenere già a una categoria superiore. A 204 cm ha una combinazione di stazza e atletismo davvero notevole, ma la cosa più interessante è che il suo corpo non limita le sue possibilità tecniche.

È un atleta di livello altissimo e ha la capacità di giocare con grande esplosività, ma non è semplicemente un lungo che vive di fisicità. Ha tiro, può giocare fronte a canestro e possiede anche un interessante repertorio spalle a canestro, compreso un fade-away che può diventare una soluzione importante contro difensori più piccoli.

Il torneo ha confermato la sua versatilità: 17,6 punti, 7 rimbalzi, 2,9 assist, 1,6 rubate e 1,6 stoppate, con il 57,9% dal campo e il 42,3% da tre. È inoltre stato il miglior realizzatore e il miglior giocatore per efficienza della Francia.

Il dato più interessante, però, potrebbe essere quello che non compare immediatamente nelle statistiche: la possibilità di sviluppare un giocatore da entrambe le estremità del campo, con dimensioni da ala grande ma caratteristiche tecniche e atletiche che gli permettono di muoversi molto più lontano dal ferro.

Soliman aveva già mostrato il suo potenziale al precedente U16 EuroBasket, dove aveva prodotto 20 punti e 10 rimbalzi di media. Il salto compiuto a Istanbul conferma che non si tratta di un’esplosione estemporanea, ma di uno dei prospetti più interessanti della generazione francese.

Nikola Kusturica — Serbia

203 cm / 6’8″ | Guardia | 30 aprile 2009

Kusturica è probabilmente il prospetto che più mi ha dato l’impressione di poter diventare un giocatore offensivo di alto livello.

La prima cosa che colpisce è la combinazione tra stazza e talento. A 6’8″ può creare separazione con il palleggio, attaccare closeout, giocare pick-and-roll e lavorare in isolamento. Ha un ottimo controllo del corpo e, quando trova un varco nella difesa, diventa estremamente difficile da fermare.

La tecnica è già molto avanzata per l’età. È un tiratore, possiede un buon handling secondario e riesce a creare il proprio tiro in diversi modi. Nel pick-and-roll e nelle situazioni di isolamento mostra una comprensione del gioco offensivo superiore alla media della categoria.

Il suo torneo è stato impressionante anche dal punto di vista produttivo: 24,6 punti, 6,9 rimbalzi e 2,7 assist, con il 46,8% dal campo. Ha inoltre chiuso con 2,3 rubate e 1,7 stoppate di media, numeri che gli sono valsi il premio di miglior difensore del torneo.

Inoltre, è un giocatore che cerca il contatto fisico per sfruttarlo a suo favore. Tiene molto bene gli impatti fisici, è difficile da spostare quando attacca il ferro e ha mostrato una notevole capacità di guadagnarsi falli. A rimbalzo va in alto con convinzione e l’atletismo gli permette di produrre anche giocate sopra il ferro, comprese stoppate e conclusioni su alley-oop.

La difesa potrebbe essere addirittura una parte sottovalutata del suo profilo. Ha lunghezza, atletismo, istinti e mani rapide e, nonostante un carico offensivo enorme, è riuscito a essere uno dei giocatori più produttivi del torneo anche dall’altra parte del campo.

L’unico punto interrogativo che mi sono segnato è soprattutto caratteriale: in alcune occasioni può essere un po’ fumantino e non disdegna la provocazione. Ma se questo aspetto verrà incanalato correttamente, è difficile non vedere in Kusturica un potenziale prospetto di altissimo livello.

Il fatto che abbia chiuso il torneo con 37 punti nella finale contro gli Stati Uniti, record individuale per una finale U17, è forse la fotografia migliore della sua mentalità competitiva.

Ömer Kutluay — Türkiye

193 cm / 6’3″ | Guardia | 27 marzo 2009

Kutluay è semplicemente uno dei giocatori più creativi che abbia visto a Istanbul.

Non è un playmaker “old school” nel senso di un giocatore che si limita a controllare il ritmo e organizzare l’attacco: è un creatore totale, capace di inventare soluzioni che pochissimi giocatori della sua età hanno nel proprio repertorio.

La visione di gioco è eccellente e la proprietà di palleggio fuori dal comune. Cambi di velocità, accelerazioni improvvise, cambi di direzione, passaggi no-look, dietro la schiena, lob: Kutluay sembra continuamente giocare un secondo avanti rispetto alla difesa.

È particolarmente interessante perché la creatività non è fine a se stessa. Riesce a usare il proprio ball-handling per creare vantaggi reali, sia per sé sia per i compagni. Il pick-and-roll è una delle sue situazioni preferite e la sua capacità di leggere la difesa gli permette di alternare conclusioni personali e passaggi per i compagni.

I numeri raccontano soltanto in parte il suo impatto: 28,4 punti, 6,1 rimbalzi e 9 assist di media, con 37,2 minuti giocati a partita. È stato il secondo miglior realizzatore del torneo e il miglior assistman.

Ma quello che mi incuriosisce maggiormente è la personalità. Kutluay non sembra avere paura dei momenti importanti: si prende responsabilità, tiri difficili e possessi decisivi. Ha quella combinazione di creatività e arroganza competitiva che spesso caratterizza i grandi creatori offensivi.

La domanda, inevitabilmente, sarà fisica. A 6’3″ dovrà dimostrare di poter trasferire questa capacità di creare vantaggi contro giocatori più grandi, forti e atletici. Ma a livello di talento offensivo e feel, il materiale è evidente.

Joaquim Boumtje Boumtje — USA

211 cm / 6’11” | Ala | 30 maggio 2009

Boumtje Boumtje è probabilmente il caso più evidente di giocatore che non può essere racchiuso in una singola definizione.

Un 6’11” con un telaio già importante, grande forza fisica e una combinazione di dimensione e tecnica che gli permette di giocare sia vicino al ferro sia lontano dal canestro. È un giocatore che può fare un po’ di tutto: attaccare, passare, tirare, mettere palla a terra e proteggere il ferro.

Il suo profilo fisico è già impressionante, ma è la varietà delle competenze a renderlo particolarmente interessante. Il ball-handling è sorprendentemente buono per un giocatore della sua taglia e il tiro da tre non è semplicemente un’arma teorica: ha chiuso il torneo con 17 triple su 32 tentativi, pari al 53,1%.

Dall’altra parte del campo è un rim protector naturale. Ha chiuso con 2,1 stoppate di media e contro il Giappone ha stabilito il record degli Stati Uniti per stoppate in una singola partita a un Mondiale U17, con sette.

Il risultato finale è stato quello che ci si poteva aspettare da un giocatore con questo tipo di profilo: MVP del torneo, 19,6 punti, 10,9 rimbalzi, 2 assist, 1,7 rubate e 2,1 stoppate in appena 22,8 minuti di media.

La vera domanda sarà quanto riuscirà a trasformare questa versatilità in un’identità chiara a livello professionistico. Ma se il tiro, il ball-handling e la capacità di difendere il ferro continueranno a svilupparsi contemporaneamente, il ceiling è davvero alto.

CJ Rosser — USA

206 cm / 6’9″ | Ala | 21 aprile 2009

Rosser è forse il giocatore del gruppo per cui il termine upside assume più significato.

La combinazione di dimensioni, atletismo e fluidità è immediatamente evidente. A 6’9″ è un’ala con un ottimo livello atletico e movimenti molto eleganti. Il tiro ha una meccanica bella e potenzialmente trasferibile anche a livelli superiori.

Il problema, se vogliamo chiamarlo così, è che in una squadra come gli Stati Uniti non era sempre semplice capire quale sarebbe stato il suo ruolo ideale. In alcuni momenti è sembrato quasi un giocatore ancora abituato ad avere più responsabilità offensive di quelle che gli venivano richieste a Istanbul.

Il talento, però, è evidente. Sa utilizzare le finte di tiro, ha strumenti per attaccare e può diventare molto più pericoloso se riuscirà a rendere il proprio gioco offensivo più consistente.

Ha chiuso con 16,4 punti, 3,7 rimbalzi e 1,7 assist, tirando il 51,3% dal campo e il 36,7% da tre. In finale contro la Serbia ha segnato 23 punti.

Anche in difesa ha mostrato un potenziale interessante: la sua lunghezza e il suo atletismo gli permettono di contestare i tiri, proteggere il ferro e reggere anche lontano dal canestro. Un impatto che le 0,4 rubate e 1,0 stoppate di media non raccontano fino in fondo.

Se riuscirà a diventare più consistente nel tiro e a trovare maggiore continuità nella produzione offensiva, il profilo fisico gli offre una base dalla quale partire per puntare molto in alto.

Beckham Black — USA

188 cm / 6’2″ | Guardia | 30 gennaio 2009

Black è un giocatore che probabilmente apprezzi ancora di più dopo averlo osservato per una partita intera piuttosto che guardando semplicemente il box score.

Il primo elemento è la leadership. È un giocatore vocale, coinvolto e molto attivo su entrambi i lati del campo. In attacco sa guidare il pick-and-roll, gioca bene a ritmo alto ed è particolarmente efficace quando può sfruttare i blocchi per creare vantaggi.

È anche un buon giocatore in transizione, sa attaccare il ferro e possiede soluzioni come l’eurostep. Il tiro dalla lunga distanza è sembrato interessante, mentre senza palla mostra una buona comprensione dei tempi di taglio e degli spazi.

La parte che mi ha convinto maggiormente è però la difesa. Black mette pressione sulla palla, possiede una buona tecnica individuale e soprattutto sembra avere una mentalità molto competitiva. Non reagisce alle provocazioni, non perde la concentrazione quando subisce contatti o viene strattonato e continua a giocare.

I numeri sono notevoli soprattutto per il playmaking: 12,3 punti, 8,3 assist e 3 rubate di media, con il 39,3% da tre. È stato il secondo miglior assistman e il miglior giocatore del torneo per rubate tra gli Stati Uniti.

Aggiungerei però una domanda importante in ottica NBA: 6’2″ sono una dimensione che richiederà di essere compensata con talento, fisicità e capacità di giocare con la palla in mano. Ma proprio per questo la sua combinazione di playmaking, pressione difensiva, velocità e leadership lo rende un prospetto particolarmente interessante.

È inoltre il fratello minore di Anthony Black, ma sarebbe riduttivo considerarlo semplicemente attraverso il cognome. Il suo percorso dovrà essere valutato sulla base delle sue caratteristiche, e quelle viste a Istanbul sono già molto interessanti.

Others to Watch

Cayden Daughtry — USA. Piccolo ma estremamente energico, Daughtry è un ottimo creator dal palleggio, con buon handling, capacità di giocare il pick-and-roll e un floater efficace. Il tiro, anche in situazioni fuori ritmo, e la pericolosità in transizione completano un profilo offensivo molto interessante nonostante la taglia.

Darius Karutasu — Türkiye. Buona taglia e ottimo livello tecnico per un giocatore capace di sfruttare i mismatch, giocare spalle a canestro e mettere la palla a terra. Ha mostrato anche buona visione e capacità di giocare senza palla, formando un’interessante coppia con Ömer Kutluay.

Jayden Cecil — New Zealand. Uno scorer naturale e un ball-handler molto creativo, capace di costruirsi il tiro dal palleggio ma anche di punire in spot-up. La grande fiducia nei propri mezzi è un’arma, anche se a volte può sfociare in una selezione di tiri troppo ambiziosa.

Simone Ventura — Italia. Probabilmente uno dei giocatori tecnicamente più raffinati della squadra azzurra: ottimo atleta, slasher efficace e molto pericoloso in campo aperto, con un repertorio ricco di virate e finte di tiro. La prossima sfida sarà migliorare la selezione delle soluzioni offensive e la capacità di coinvolgere maggiormente i compagni.

Paolo Spelorzi
Paolo Spelorzihttps://twitter.com/spel81
Per Backdoor Podcast seguo principalmente la pallacanestro Brescia e la LBA, adoro tanto il college basket quanto l'Eurolega e le coppe europee. Dicono che sono uno dei massimi esperti nel cercare e scoutizzare giocatori Italoamericani e paisà. Non confermo e non smentisco.

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