Marko Guduric è tornato a parlare della sua esperienza all’Olimpia Milano durante il suo intervento al podcast serbo 6.75. Il giocatore biancorosso si è soffermato in particolare sul suo rapporto con Ettore Messina e sul successivo passaggio di consegne in panchina a Peppe Poeta, offrendo una lettura molto diretta di quei mesi.
Nel descrivere la sua esperienza personale con Messina, Guduric ha tracciato un bilancio positivo:
«È qualcosa che avevo sentito anche io prima di andare lì, ma davvero, per il breve periodo che ho passato con lui e fin dalla nostra prima telefonata, tutto ottimo. Il meglio possibile, almeno nei miei confronti. Ho ricevuto tanto sostegno da parte sua e un paio di volte abbiamo avuto colloqui in cui mi ha chiamato nel suo ufficio. Per quanto mi riguarda personalmente, posso dire solo il meglio.»
Il cestista serbo ha però evidenziato la forte pressione che gravava sul tecnico:
«Si vedeva molto che era sotto pressione lì. Tutto quello che abbiamo seguito negli anni, i risultati, la mancanza di risultati, ha inciso. Lui aveva comunque programmato di lasciare il club a Peppe a fine stagione, perché Peppe era stato preso anche per quello, ma penso che a novembre non sia più riuscito a reggere.»
Guduric ha rivelato anche i dettagli del momento in cui Messina ha comunicato l’addio al gruppo squadra:
«Se non ricordo male avevamo giocato a Trieste, avevamo perso, e abbiamo fatto un viaggio di ritorno di sei ore in bus. Durante quel viaggio aveva già avvisato il club e deciso. Il giorno dopo, nella riunione, ci disse che nella partita precedente di EuroLeague, mentre saliva le scale verso il palazzetto, aveva capito che non ce la faceva più. Aveva questa pressione. Ce lo disse tutto apertamente.»
Nonostante le dimissioni da capo allenatore, Messina è rimasto vicino alla squadra, ma con discrezione:
«Era lì, è rimasto con la squadra, anche se non era più l’allenatore. È stato un po’ strano, ma non si è fatto vedere agli allenamenti per due o tre mesi, per non rendere la situazione scomoda per Peppe e per tutti. Però era presente per qualsiasi cosa servisse.»
Marko Guduric su Peppe Poeta: la gestione umana e lo stile di gioco
Con l’avvento di Peppe Poeta e il recupero dai problemi fisici accusati dopo l’Europeo, la stagione del serbo ha preso una piega diversa. Sul piano tattico, il giocatore ha spiegato che non ci sono state grandi stravolgimenti, sottolineando come non fosse semplice per il neo-allenatore debuttare a quel livello in EuroLeague.
La vera differenza è arrivata dall’impatto emotivo e caratteriale:
«Sì, l’energia era tanta, soprattutto all’inizio. Questo succede spesso quando cambia un allenatore, nelle prime partite. Però lui ha davvero quell’energia ed è sempre positivo. Forse è troppo buono. Gliel’ho detto anche io: forse in alcune situazioni è troppo buono. Ma lui dice: io sono fatto così, non posso urlarvi contro.»
L’ex Fenerbahce ha persino spronato Poeta ad alzare i toni in determinati momenti di difficoltà:
«Gli ho detto un paio di volte: se serve, urla anche contro di me, così magari svegliamo un po’ la squadra. Però va bene, ha il suo stile. Io forse sono un po’ abituato alla nostra mentalità. Ho avuto tanti allenatori e molti erano di quella scuola. Per questo mi sembrava strano: tutto bello, tutto tranquillo. Ma ognuno ha il suo stile.»
Infine, Guduric ha chiuso la sua analisi con una riflessione sul rapporto squadra-allenatore:
«Nella mia carriera ho imparato che non esiste un solo modo giusto. Ognuno ha la sua visione. La cosa importante è che tutti i giocatori accettino quella visione, che siano sulla stessa pagina. Quando succede, qualsiasi sistema può essere buono e vincente.»

