I Golden State Warriors hanno deciso di lasciare a Stephen Curry la completa gestione del proprio futuro contrattuale. A partire da questo sabato, la stella della franchigia sarà ufficialmente eleggibile per un’estensione biennale da 136,7 milioni di dollari che, sommati ai 62,5 milioni previsti per l’imminente stagione, lo legherebbe ai californiani fino alla campagna 2028-29.
La dirigenza è disposta ad assecondare ogni richiesta della propria icona, come confermato dall’esperto NBA Brett Siegel:
«Andranno da Steph e gli chiederanno: “Che tipo di accordo vuoi?”»
Le opzioni sul tavolo di Curry e i margini di manovra
Le parti viaggiano verso la comune volontà di vedere Curry chiudere la carriera con la maglia degli unici compagni mai avuti in NBA, ma la struttura dell’accordo definirà le ambizioni del team. La dirigenza offre massima apertura sul massimo salariale come premio alla carriera, ma non esclude un accordo a cifre più contenute per liberare spazio utile a rinforzare il roster. Non è da escludere nemmeno che il giocatore decida di attendere la free agency la prossima estate per valutare le mosse della franchigia prima di firmare.
Nonostante una stagione da sole 43 presenze a causa di un infortunio al ginocchio, il quattro volte campione NBA resta il perno del progetto. La palla passa ora al numero 30, chiamato a decidere come bilanciare il proprio ingaggio con la competitività dei suoi Warriors.
