Alex Mumbrù si è presentato ufficialmente alla stampa al Savoia Hotel Regency come nuovo capo allenatore della Virtus Bologna. L’allenatore catalano ha aperto la sua prima uscita pubblica sottolineando l’orgoglio di guidare una piazza storica della pallacanestro europea e tracciando le linee guida del percorso tecnico che attende la squadra:
«È un onore per me essere qui in uno dei club con più storia del basket, tutti la conoscono. Sapevo cosa significasse da giocatore trovarsi in un posto come questo, ora inizio a scoprirlo anche da allenatore. Abbiamo tanti giocatori nuovi che devono capire quello che andrà fatto, con l’obiettivo di migliorare giorno dopo giorno.»
I principi identitari previsti dallo staff tecnico poggiano su una difesa aggressiva, sul controllo dei rimbalzi e sulla costante ricerca della transizione primaria, con un attacco orientato alla circolazione di palla e al tiro da tre punti. Richiamando l’insegnamento di Aíto García Reneses, Mumbrù ha delineato la volontà di proporre un basket dinamico e ad alto ritmo:
«Una delle nostre prime idee era chiara: i tifosi devono essere orgogliosi del modo in cui combatteremo. Vogliamo giocare bene in difesa, lottare, recuperare palla e correre. Evitare cose stupide in attacco e giocare di squadra senza forzare errori.»
Il tecnico ha poi smorzato i paragoni con altre realtà europee veloci, ricordando come il gruppo bianconero si sia allenato a ranghi completi solo nell’ultima settimana — complice l’assenza per infortunio di Kevin Kokila — e necessiti del giusto tempo di rodaggio.
Mumbrù: dalla duttilità del roster alla leadership di Daniel Hackett
Nell’analisi dei singoli, coach Mumbrù ha evidenziato la versatilità cercata in fase di costruzione del mercato. Edwards e Alston Jr. offrono garanzie per spandersi tra i ruoli di ala piccola e forte, Kessler garantisce pericolosità dall’arco e atletismo, mentre Aliou Diarra viene inquadrato come perno d’area dinamico, funzionale ad aprire spazi per i tiratori. L’impianto offensivo della Virtus non dipenderà da un singolo elemento risolutore: Trent Frazer, Wendell Moore, Marcus Carr, Alston e Kessler si alterneranno nei ruoli di terminali primari a seconda dei momenti della partita.
In questo quadro di rinnovamento e futuribilità, il punto di riferimento dello spogliatoio e garante dell’identità societaria rimane il capitano Daniel Hackett:
«Due anni fa avete vinto lo scudetto, ma di quella squadra è rimasto solo Hackett. È normale che i tifosi vogliano vincere, lo vogliamo anche noi, ma va capito che stiamo costruendo per il futuro. I tifosi devono vedere che lottiamo al cento per cento per la maglia che indossiamo.»
Mumbrù ha paragonato il play azzurro a una vettura di alta gamma da gestire con massima cura tattica e fisica, affidandogli il compito cruciale di trasmettere ai compagni più giovani la cultura e i valori della maglia bianconera.




