Danilo Gallinari ha tracciato un bilancio sincero della sua esperienza oltreoceano nel corso di una lunga intervista concessa a HoopsHype. L’ala azzurra ha affrontato apertamente il tema del potenziale inespresso a causa dei problemi fisici che ne hanno condizionato le stagioni migliori, ammettendo la presenza di troppi rimpianti lungo il percorso:
«Sfortunatamente, per via dei miei infortuni, ci sono tanti ‘e se’ nella mia carriera. Sono probabilmente il più grande punto interrogativo nella storia del gioco, forse. Ma fa parte di una carriera NBA. A me è capitato sfortunatamente più che a qualsiasi altro atleta. Non ci penso troppo.»
L’approfondimento è arrivato sulla scia di un prestigioso tributo: la testata americana ha infatti inserito il cestista milanese nella classifica dei cinquanta migliori giocatori europei di sempre ad aver solcato i parquet della NBA, riconoscimento che il giocatore aveva già celebrato pubblicamente sui propri canali social.
Gallinari: le rotture del crociato e l’impatto psicologico del rientro
Al centro della discussione sono finite in particolare le due rotture del legamento crociato anteriore, arrivate entrambe in corrispondenza delle uniche finestre di carriera trascorse in formazioni candidate ai vertici: al terzo anno con i Denver Nuggets e subito dopo la firma con i Boston Celtics.
Se recuperare a 34 anni dall’ultimo intervento si è rivelato un percorso assai più complesso rispetto alla prima riabilitazione affrontata a 24 anni, per Gallinari l’ostacolo principale ha riguardato la sfera psicologica:
«Il corpo si adatta e reagisce, ma la testa a volte torna a pensare al movimento che hai fatto quando ti sei fatto male.»
Un blocco mentale che l’ala italiana individua come lo scoglio più arduo da superare, pur dimostrando di aver ormai metabolizzato l’etichetta di talento incompiuto e di saper guardare al proprio percorso nella lega americana senza eccessivi risentimenti.





