Dirk Nowitzki non si aspettava che Jalen Brunson potesse diventare il punto di riferimento di una franchigia NBA. Lo ha ammesso apertamente in un’intervista a DLLS Sports, ripresa da HoopsHype, in cui la leggenda dei Dallas Mavericks ha ripercorso i dubbi che aveva quando la guardia lasciò Texas per trasferirsi ai New York Knicks nell’estate del 2022:
«Devo ammettere che ero scettico quando è andato a New York come giocatore di punta in quel mercato. È un tipo tranquillo, timido, per andare in un mercato del genere, in un mercato mediatico come quello. Ero un po’ preoccupato.»
Preoccupazioni che si sono rivelate del tutto infondate. Brunson ha trasformato i Knicks in una squadra da titolo, culminando con il campionato NBA 2026 e il premio di MVP delle Finals, dopo aver eliminato San Antonio per 4-1 nella serie decisiva.
Da secondo giro di draft a MVP delle Finals
Il percorso di Brunson è uno dei più emblematici della lega moderna. Scelto nel secondo giro del draft 2018, nelle sue prime quattro stagioni a Dallas aveva mostrato qualità senza però far intuire il livello che avrebbe raggiunto: 9,3 punti e 3,2 assist da rookie, fino ai 16,3 punti e 4,8 assist nell’ultima annata con i Mavericks.
Il salto è arrivato con il trasferimento a New York: 24,0 punti e 6,2 assist nel 2022-23, poi 28,7 punti nel 2023-24 con la prima convocazione all’All-Star Game e l’inserimento nel secondo quintetto All-NBA. Nelle ultime due stagioni regolari ha mantenuto una media di 26,0 punti, chiudendo il 2025-26 con 6,8 assist in 74 partite. Nei playoff della cavalcata vincente ha alzato ulteriormente il livello: 28,4 punti e 6,1 assist in 19 partite, con il 46,5% dal campo e l’84,6% dalla lunetta. Nowitzki è rimasto sorpreso da questi numeri stratosferici:
«Ma cavolo, è stato incredibile dentro e fuori dal campo, ha davvero trascinato questa franchigia e si è meritato di vincere il campionato, riportandolo lì dopo oltre 50 anni. MVP delle Finals, è stata una cavalcata incredibile.»
Nowitzki ha riconosciuto che già ai tempi di Dallas Brunson mostrava segnali di qualità, ma che la sua traiettoria finale era difficile da immaginare:
«Non mi aspettavo una sua evoluzione del genere. Sapevo che era già molto solido al suo anno da rookie, è intelligente, sa come arrivare nei punti giusti, ma non pensavo che avrebbe raggiunto il livello di un giocatore da franchigia.»
La storia di Brunson resta uno degli esempi più significativi di come la posizione al draft possa dire poco sul reale potenziale di un giocatore.




