Christian Di Giuliomaria ha una nuova casa professionale: l’Humus Sacile, dove ricoprirà il ruolo di responsabile del settore giovanile. Un incarico che l’ex centro dell’Apu Udine ha accettato con grande convinzione, spiegando la sua scelta con una logica semplice e diretta a Il Gazzettino Udine:
«La risposta è perché no, nel senso che è comunque una società sana, che ha un progetto giovanile importante, ha moltissimi tesserati, si trova in Friuli dove io sono stato benissimo quindi, ripeto, perché no?»
Con Udine, infatti, Di Giuliomaria conserva un legame profondo: quattro anni da giocatore nella Snaidero nel pieno della carriera — con la Nazionale nel mirino — e poi il ritorno nel 2016 con l’Apu, contribuendo in corsa alla promozione in A2. Un capitolo fondamentale, caratterizzato però da un contesto tattico nettamente diverso rispetto alle sue tappe precedenti:
«Era una Udine diversa, mi sono dovuto adattare. A Campli in Serie B viaggiavo a 100 punti quasi tutte le partite, con minuti di gioco e palloni toccati importantissimi.»
Il riferimento è all’esperienza con coach Piero Millina a Campli, dove il ritmo offensivo era altissimo. A Udine, invece, coach Lino Lardo aveva impostato un gruppo fondato sulla solidità difensiva, lasciando l’attacco in secondo piano: due filosofie agli antipodi che il cestista ha affrontato in prima persona.
Dal vivaio di Milano e Cantù alla panca di Sacile
Dopo aver appeso le scarpette al chiodo, Di Giuliomaria ha intrapreso il percorso da allenatore partendo dalla Lombardia, dove ha lavorato nei settori giovanili di spicco come Olimpia Milano, Desio e Cantù. Una decisione inizialmente legata alla volontà di rimanere vicino alla propria residenza, prima della svolta recente:
«Ho seguito settori giovanili fin da subito perché non volevo spostarmi da casa. Adesso le cose sono cambiate, ho intrapreso questo viaggio e posso allenare ovunque.»
Dopo l’esperienza della scorsa stagione in Serie C a Fiumicino, l’ex centro comincia il nuovo capitolo a Sacile, affrontando l’incarico con la massima dedizione:
«Al momento questa è la mia strada e la faccio al meglio che posso, come se fossi in un settore giovanile d’eccellenza e allenassi una squadra di Serie A.»
L’analisi sull’APU Udine: il nodo Alibegovic e l’impatto di Valentine
Da attento osservatore esterno, Di Giuliomaria continua a seguire le vicende dell’Apu Udine alla seconda stagione in Serie A1. L’ex giocatore promuove la gestione di coach Vertemati, abile nel mantenere compatto il gruppo nei momenti complessi dell’anno passato, culminato con la qualificazione alla Coppa Italia e la corsa playoff in un campionato definito «uno sport diverso rispetto alla Serie A2».
Sull’addio dello storico capitano Mirza Alibegovic — passato a Roma — Di Giuliomaria si mostra comprensivo pur riconoscendone il peso: «La nostra azienda è il nostro corpo, abbiamo un tot di anni per giocare e a certe offerte non si può dire di no». Sostituire un elemento capace di risolvere le partite nei momenti chiave non sarà semplice per il club friulano.
L’ottimismo è invece alto su Denzel Valentine. Se alla Reyer Venezia le cose sono andate bene ma senza esplodere definitivamente, a Udine lo scenario potrebbe cambiare radicalmente:
«Lui può essere davvero un crack. Credo sia un giocatore che ha bisogno di sentirsi centrale all’interno di una squadra.»
Un ruolo di leadership tecnica ed emotiva che, nell’ambiente udinese, l’ex NBA potrebbe trovare fin da subito.




