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Marcus Bingham al Fenerbahçe: il lungo che è diventato tiratore

m.florio by m.florio
28 Set 2026
in Analytics, EuroLeague
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L’8 maggio 2024, in una serata di campionato israeliano che non ricorda quasi nessuno, Marcus Bingham Jr. catturò 27 rimbalzi. Era un record che resisteva dal 2014, li prese aggiungendoci 22 punti, e per chi lo aveva seguito a Michigan State fu la conferma di quello che era sempre stato, cioè un paio di braccia lunghissime attaccate a un corpo che sembrava fatto apposta per stare vicino al ferro e non muoversi da lì.

Il Fenerbahçe, due anni dopo, lo ha pagato circa 800.000 euro a stagione per tutt’altra ragione. Non per i rimbalzi, non per le stoppate, ma perché nel frattempo ha imparato a tirare da fuori, e lo ha fatto in un modo così rapido e così irregolare da rendere la sua valutazione uno degli esercizi più delicati del mercato estivo.

Il ragazzo che è cresciuto tardi, in tutto

Bingham arriva alle superiori misurando 1,88 e non avendo mai giocato a pallacanestro comincia quasi per gioco a sedici anni, e quando si presenta a Michigan State è un corpo in costruzione che Tom Izzo tiene in panchina per tre stagioni. Il senior year è la prima volta in cui esiste davvero, con 9,3 punti, 6,3 rimbalzi e 2,2 stoppate, e con un 41% da tre che all’epoca sembrava più un’anomalia che un indizio sul suo futuro.

Nel 2022 resta fuori dal draft, Dallas lo firma a settembre e lo taglia a ottobre, e a novembre un infortunio gli porta via l’intera prima stagione da professionista prima ancora che cominci. 30 punti totali per Bingham tra NBA (3) e Summer League (27) con i Dallas Mavericks.

Quello che viene dopo è un percorso interamente costruito fra Israele e Russia, con tre traslochi in tre anni: Haifa nel 2023-24, interrotta a ottobre dallo scoppio della guerra e dal rientro a casa a Grand Rapids; Holon per una manciata di partite all’avvio della stagione successiva; poi il trasferimento all’Hapoel Tel Aviv a fine novembre 2024, con l’EuroCup vinta nel 2025 da comprimario con 9,3 punti di media. Infine l’anno che gli ha cambiato totalmente la carriera e il mercato: in VTB League con l’Unics Kazan ha chiuso a 15,6 punti, 7,1 rimbalzi, 1,8 stoppate e 1,4 palloni recuperati in 54 gare, ha portato la squadra in finale ed è stato eletto miglior esordiente del campionato.

Quattro squadre, quattro tiratori diversi

La crescita, però, non è una linea retta, ed è proprio questo il punto. Ad Haifa Bingham tirava benissimo dentro l’area e malissimo fuori: 99 canestri su 153 da due, quindi quasi il 65%, e 11 triple su 56 tentativi, cioè meno di una su cinque.

Nella breve parentesi di Holon invece è successo l’esatto contrario ed è venuto fuori un campione quasi irreale, con 90 canestri su 135 tentativi complessivi e ben 22 triple segnate su 40: il tipo di striscia che difficilmente un big ripete due volte, ma che ha fatto capire al mercato israeliano ed europeo cosa potesse diventare.

A Tel Aviv il pendolo invece è tornato indietro. Nelle 24 gare rilevate ha tirato da tre appena 17 volte, segnando 4 canestri, e si è ridotto di nuovo a finalizzatore d’area, con 70 conclusioni a bersaglio su 109 da due. Curiosamente resta una delle sue stagioni più produttive in rapporto al volume, perché su 168 possessi conclusi ha ricavato 190 punti, ma soltanto perché quasi tutto quello che prendeva nasceva a due metri dal canestro.

Kazan ha unito le due versioni e ha cambiato la scala: su 870 possessi conclusi in 62 partite ha prodotto 945 punti tirando 359 su 642 dal campo, e per la prima volta il tiro da fuori è diventato una parte stabile del suo lavoro invece che un accessorio (185 tentativi, 73 a segno).

Non è un dato che si possa liquidare come rumore, perché arriva su un campione lungo un’intera stagione e dentro un ruolo da protagonista.

Dove fa male sul serio

Il campo aperto resta il posto in cui rende di più, e i numeri dell’ultima stagione russa sono quelli di un giocatore che in transizione va fermato prima che parta, perché dopo diventerebbe ormai tardi. Ha chiuso 112 possessi in contropiede ricavandone 159 punti, con 65 canestri su 83 tentativi: un centro di 2,13 che corre così è un problema per chiunque, e la stessa qualità si era già vista ad Haifa nei possessi in cui la squadra spezzava la pressione avversaria a tutto campo, dove aveva prodotto 35 punti in 24 possessi tirando 16 su 21, con un impressionante 15 su 16 dall’interno dell’arco.

La seconda voce è quella che colpisce di più, perché per un lungo non è affatto scontata. A Kazan 88 dei suoi possessi si sono chiusi negli ultimi quattro secondi del cronometro dei ventiquattro, cioè nel momento in cui l’azione è già fallita e qualcuno deve inventarsi qualcosa, e da lì sono usciti 92 punti con 39 canestri su 66 tiri. Sono le conclusioni peggiori del suo repertorio per qualità media, ed è la situazione in cui ha reso di più rispetto a quanto quei tiri valessero. Vale la pena metterci accanto il confronto con Haifa, dove nella stessa identica situazione aveva prodotto 22 punti in 28 possessi tirando 8 su 22. Non è un dettaglio: è la misura di quanto sia cresciuta la sua capacità di risolvere un possesso sporco senza che nessuno gli costruisca niente.

A Kazan Bingham ha dimostrato di essere una valida opzione offensiva anche da rimessa laterale, come testimoniano i 64 possessi da laterale che hanno fruttato 79 punti con 30 canestri su 46 tentativi, e altri 42 dal fondo ne hanno prodotti 47. Anche a Tel Aviv, su un campione minuscolo, le sette rimesse giocate per lui sotto canestro avevano portato 11 punti con 5 tiri segnati su 7 e nessun pallone perso. Bingham è un bersaglio naturale sul taglio e sul passaggio alto, e in Europa quella è una competenza che si monetizza dalla prima giornata.

Il buco che si porta dietro

Poi c’è la situazione in cui non ha mai funzionato, e il fatto che si ripeta identica sotto quattro allenatori e realtà diverse la rende qualcosa di più di una coincidenza statistica.

Sono i possessi dopo il timeout, quelli disegnati alla lavagna, quelli in cui la difesa ha avuto il tempo di prepararsi e l’attacco pure.

A Kazan ne ha giocati 108, oltre il 14% del suo intero volume offensivo, ricavandone 104 punti con 38 canestri su 79 tentativi, e in tutta la stagione è l’unica voce in cui ha reso meno di quanto valessero i tiri che gli venivano costruiti addosso. A Tel Aviv gli ATO sono stati 24 per 20 punti totali, con metà dei tiri a bersaglio e un pallone perso ogni cinque possessi. A Holon, nella parentesi in cui segnava qualunque cosa da qualunque distanza, la stessa situazione produceva quasi un quarto di possessi buttati via e un canestro in poco più di quattro casi su dieci. Ad Haifa il valore grezzo era accettabile, ma resta la voce in cui è rimasto più lontano da quello che i suoi tiri avrebbero dovuto rendere.

La lettura mi sembra abbastanza chiara. Bingham vive di vantaggi già creati da lui stesso o dai compagni, di corse, di tagli e di palloni che gli arrivano quando la difesa è già in ritardo, e quando invece lo si mette al centro di un’azione preparata smette di essere un’arma.

Da migliorare anche la gestione del possesso: finché ha concluso fra i nove e i dodici possessi a partita, fra Haifa, Holon e Tel Aviv, ha perso palla in poco più di un caso su dieci. A Kazan però, salito a quattordici possessi a sera, la quota è arrivata al 16%, con punte oltre il 20% sulle rimesse laterali, contro la pressione a tutto campo e in fine azione.

Altro dato da segnalare riguarda il fisico, perché 104 chili distribuiti su 2,13 restano pochi e si vedono in una voce precisa: nonostante il ruolo, a Kazan ha tirato circa un libero ogni tre conclusioni dal campo, una proporzione bassa per un lungo che vive d’area. Nello stesso anno ha segnato in poco più della metà dei suoi possessi, il che significa che a un’efficienza molto alta si accompagna una discreta quantità di azioni che finiscono nel nulla. Insomma, un big che al momento riesce a tirare più facilmente dall’arco rispetto al guadagnarsi un tiro libero, statistica a dir poco singolare soprattutto per il basket europeo.

Istanbul, e la domanda che conta

Il Fenerbahçe lo ha inserito in una ricostruzione pesante, con gli arrivi di Larkin, Shields, Forrest, Braxton Key, Šargiūnas e Sertaç Şanlı a fronte di partenze come De Colo, Zagars e Biberović, e lo ha preso per due anni a una cifra che dice fiducia senza pretendere che sia lui a reggere il reparto. Nelle prime tre uscite di precampionato ha concluso 21 possessi segnando 16 punti con 6 tiri a bersaglio su 15, numeri che a fine settembre non raccontano nulla se non che il ritmo attorno a lui è cambiato.

La domanda vera è una sola, e riguarda il tiro. In EuroLega le chiusure arrivano prima, i cambi sui blocchi sono sistematici e la scelta si stringe a mezzo secondo, e lì si capirà se il Bingham di Kazan era il punto d’arrivo di una crescita o l’annata più fortunata di un giocatore che con quel tiro convive da poco. Se regge, Istanbul si ritrova un centro che corre, che protegge il ferro, che allarga il campo e che risolve i possessi rotti, cioè il profilo che tutte le squadre di vertice cercano e quasi nessuna trova. Se non regge, resta un ottimo finalizzatore verticale al quale bisogna però costruire addosso ogni cosa, con l’avvertenza che il modo peggiore per farlo è chiamare un timeout e disegnargli un gioco.

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Tags: Analytics eurolegaFenerbacheHapoel Tel Aviv
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