L’avventura di Moses Wright con la maglia dell’Olimpia Milano è iniziata nel segno del dominio. Nominato MVP della Supercoppa Italiana, il pivot statunitense classe 1998 ha trascinato i biancorossi al primo trofeo della stagione firmando 20 punti in semifinale contro la Virtus Bologna e 23 punti nella finalissima contro Venezia, aggiungendo una solida media di 7 rimbalzi a partita. Un rendimento immediato che conferma le parole di coach Peppe Poeta, pronto a indicarlo come uno dei lunghi più forti dell’intera Eurolega.
Tra sprazzi di grande talento e un’ironia disarmante — testimoniata dalle prime parole rilasciate a caldo dopo la sirena: «Posso avere un gelato? Mi piace la fragola» —, il numero 5 dell’Armani porta in dote l’esperienza maturata nelle ultime stagioni con l’Olympiacos e con lo Zalgiris Kaunas, condotto fino ai playoff continentali.
Moses Wright e l’eredità di Nebo
Dietro l’approdo di Wright a Milano c’è una delle trame più articolate dell’ultima sessione estiva, raccontata sulle pagine del QS da Sandro Pugliese. Nei mesi conclusivi della passata stagione il giocatore sembrava destinato al Barcellona, stesso club che ha poi ingaggiato Josh Nebo, centro titolare dell’Olimpia nella scorsa campagna. La complessa coesistenza tra i due nel roster blaugrana ha spinto Milano a investire il buyout incassato per la cessione di Nebo proprio per rilevare il contratto di Wright, assicurandosi un interprete dalle caratteristiche differenti.
Il lungo americano ha analizzato così la movimentata estate di mercato e il paragone con il suo predecessore, come scrive il Quotidiano Sportivo:
«È stata un’estate pazza. Ma adesso sono a Milano e sono contento di essere qui e non pensiamo più al passato. Rispetto a Nebo sono differente: lui è un grande giocatore, una presenza importante in mezzo all’area, siamo simili in quello ma io sono diverso in fase offensiva, posso giocare anche per prendermi dei tiri da fuori area».
Anche riguardo alle sue ambizioni e al giudizio espresso dal suo nuovo allenatore, Wright ha mostrato le idee chiare:
«Ho giocato in una corazzata come l’Olympiacos, ma andato allo Zalgiris con cui abbiamo fatto i playoff pochi mesi fa. Porto l’esperienza di chi sa come arrivare a quei livelli e ci voglio tornare anche quest’anno. Io non ho mai fatto ranking, però voglio essere uno dei migliori: se me lo dice il coach, lo prendo come un complimento e proverò ad essere ancora più forte».
Dopo le brevi apparizioni NBA nel 2022 con Mavericks e Clippers e le tappe in Cina e Lituania, il centro statunitense si candida ora a essere il fattore determinante per le ambizioni italiane ed europee dei milanesi.




