Il panorama del basket europeo potrebbe trovarsi alla vigilia di una svolta epocale, guidata dall’ingresso di capitali d’oltreoceano pronti a ridefinire gli equilibri finanziari di Eurolega. Durante la puntata del podcast Basketmercato, l’insider Orazio Cauchi ha tracciato il quadro economico attorno all’ASVEL di Tony Parker. Dopo un’estate complessa sul piano del budget, il club transalpino è finito nel mirino di investitori americani di primissimo piano.
“Per l’ASVEL è stata un’estate abbastanza tribolata per l’ASVEL, che aveva annunciato un budget enorme a inizio estate, vicino addirittura ai 60 milioni di euro, e un recruiting importantissimo con Sylvain Francisco, Armoni Brooks, Daniel Theis. Insomma, tanti giocatori di alto livello. Poi molti di questi giocatori in realtà non sono stati confermati perché l’ASVEL non è riuscito ad avere tutto il budget necessario per poter confermare il proprio progetto.
Tony Parker ha sostanzialmente detto che tutto verrà rimandato di un anno, ma cosa potrà succedere da qui a un anno? Bene, una delle ipotesi maggiormente in voga in questo momento è la possibilità di acquisizione del club francese da parte dei due fratelli Joy e Jesse Buss, ormai ex owner dei Los Angeles Lakers, che da tempo stanno cercando una possibilità nel basket europeo per poter gestire un club direttamente e mettere il loro input.
Da tempo sono in contatto con Tony Parker per capire la fattibilità dell’operazione ASVEL e, secondo quanto è stato confermato anche dallo stesso Parker — quest’anno anche allenatore dell’ASVEL —, i due fratelli Bass sono in trattativa esclusiva per l’acquisto dell’ASVEL almeno fino a metà novembre. Quindi, fino a metà novembre i fratelli Bass avrebbero l’esclusiva per l’acquisto della maggioranza delle quote del club francese: una situazione sicuramente da tenere d’occhio e da monitorare, perché il club francese potrebbe a breve passare di mano e cambiare proprietà.”
L’eventuale approdo dei fratelli Buss a Lione dimostra come l’attrattività dell’Eurolega stia attirando competenze e capitali tipici del modello franchising nordamericano. Un passaggio di quote che non cambierebbe solo la disponibilità economica della squadra, ma l’intera visione manageriale del club.







