L’NBA ha offerto 520 milioni di euro all’Eurolega per acquisire le sue quote azionarie, ma la proposta è stata respinta dai 13 club fondatori riuniti martedì a Como. Lo riporta la radio spagnola SER, secondo cui la cifra sarebbe destinata a essere distribuita tra i club fondatori. Il rifiuto, però, non chiude la porta alle trattative: le due parti continueranno a dialogare, ma gli americani dovranno rivedere sensibilmente le loro condizioni.
Le ragioni del no sono essenzialmente due. Da un lato, l’offerta è considerata insufficiente rispetto al valore attuale della competizione, stimato intorno a 1,4 miliardi di euro. Dall’altro, aderire al progetto NBA significherebbe cedere il controllo e la gestione del torneo, una prospettiva che i club fondatori non sono disposti ad accettare.
Il piano NBA: cifre, città e un modello completamente diverso
Oltre all’acquisizione delle quote, il progetto americano prevede che ogni club interessato a entrare nell’NBA Europe debba investire 440 milioni di euro. Per rendere sostenibile questa cifra, la lega statunitense offrirebbe linee di credito: 150 milioni da versare in anticipo, 125 milioni tramite un prestito a tassi agevolati fornito direttamente dall’NBA, e la parte restante coperta da investitori esterni attraverso l’acquisto di circa il 30% delle azioni dei singoli club.
A fronte di questo investimento, il piano aziendale presentato agli europei promette risultati ambiziosi: ricavi quadruplicati rispetto agli attuali e circa 150 milioni di euro a club nell’arco di dieci anni, la stessa cifra che oggi garantisce l’Eurolega, ma con un esborso iniziale ben più pesante.
L’NBA punta ad avviare la nuova competizione nell’autunno del 2027, con dodici città già individuate: Londra, Manchester, Parigi, Lione, Madrid, Barcellona, Roma, Milano, Monaco, Berlino, Atene e Istanbul.
L’Eurolega va avanti per conto suo
Mentre respingeva l’offerta americana, l’Eurolega ha anche approvato l’ingresso di altri otto club nella propria struttura proprietaria. Ognuno di questi dovrà versare una quota compresa tra 50 e 80 milioni di euro, che verrà poi redistribuita tra i 13 fondatori per un totale stimato di circa 40 milioni a testa. Contestualmente, è stata rivista anche la clausola di uscita dalla competizione: la penale per chi volesse abbandonare il torneo sale da 10 a 20 milioni di euro.
Il dialogo con l’NBA resta aperto, ma le distanze — economiche e di governance — sono ancora molto ampie.







