Jeff Dowtin è arrivato a Napoli con un bagaglio specifico: anni di pallacanestro ad alto livello, un’esperienza vissuta in condizioni tutt’altro che ordinarie e una visione precisa del proprio ruolo in campo. Play di 191 cm, nato nel 1997, ha attraversato quattro stagioni tra NBA e G-League con Golden State, Milwaukee, Orlando, Toronto e Philadelphia, prima di approdare al Maccabi Tel Aviv, dove ha vissuto qualcosa di difficile da dimenticare. In un colloquio con La Gazzetta dello Sport ha raccontato il suo percorso con la squadra israeliana:
«È stato molto particolare. Sicuramente uno shock culturale, per via della guerra e tutto quello che stava accadendo. Giocando le partite interne di coppa in Serbia abbiamo viaggiato tanto, sempre in volo. Quando eravamo riusciti a tornare a casa, la guerra è scoppiata di nuovo. Una situazione difficile, che pesa mentalmente e fisicamente.»
Ora c’è Napoli, e il cambio di scenario è netto. La città lo ha conquistato: il centro storico, il mare, i palazzi, la cucina. Pasta, risotto, pizza margherita. «Mi piace uscire dalla mia zona di comfort», racconta, con la stessa curiosità che porta in palestra.
Un coach in campo, un allenatore in panchina
Dowtin ha le idee chiare su cosa può offrire alla squadra. Non si tratta solo di qualità tecniche, ma di qualcosa che considera un vero e proprio talento naturale:
«Una leadership molto vocale, è la cosa più importante che posso portare. Comunicare in maniera efficace coi ragazzi, essere un secondo allenatore in campo. Essere un leader è uno dei lavori più difficili in qualsiasi ambito, non solo nello sport. È quello di cui hanno bisogno tutte le squadre di successo. Penso che sia un dono che ho e mi piace.»
A guidarlo, in panchina, c’è Jasmin Repesa. E Dowtin non risparmia parole di stima nei suoi confronti, descrivendo un allenatore che non lascia margini alla mediocrità:
«È molto vivace, aggressivo. Vuole che tutto sia fatto a un ritmo preciso. Non lascia spazio alla pigrizia, vuole la perfezione, è concentrato sui dettagli. È duro perché non vuole vederti fallire, non vuole vederti sbagliare, vuole vederti faticare e impegnarti con lo scopo di arrivare al meglio. Un grande allenatore, lo adoro.»
Un’intesa che sembra funzionare: «Dopo due-tre settimane stiamo giocando sicuramente un grande basket», dice Dowtin, guardando già avanti. Perché a Napoli, come racconta lui stesso, dopo ogni partita i pensieri vanno subito alla successiva.
Intanto il club si è già spostato in Polonia, dove domani affronterà lo Slask Wroclaw nel terzo turno di Eurocup. In campo questa sera, invece, Trento e BC Roma, entrambe tra le mura amiche, rispettivamente contro Chemnitz e Botevgrad.





