Nessun alibi, nessuna scusa di comodo. Dopo il derby perso contro la Nutribullet Treviso, coach Neven Spahija si è presentato davanti ai microfoni con una sola certezza: la Reyer Venezia non ha giocato come sa fare, e la responsabilità è collettiva.
Il tecnico ha aperto la sua analisi riconoscendo i meriti dell’avversario:
«Prima di tutto voglio fare i complimenti a Treviso e a coach Marcelo Nicola. Hanno meritato questa vittoria. Noi non abbiamo giocato la pallacanestro che sappiamo esprimere. Penso che tanti giocatori non abbiano disputato la loro migliore partita. Non voglio fare nomi, basta guardare le statistiche».
Un’amarezza che va oltre il semplice risultato, amplificata dal peso specifico di una stracittadina:
«Abbiamo avuto tante possibilità per indirizzare la gara dalla nostra parte, ma non ci siamo riusciti. Alla fine, rimane tanta amarezza, soprattutto perché questo derby significa molto per entrambe le squadre e per i nostri tifosi.»
Diciotto rimbalzi offensivi e tiri liberi: i numeri che bruciano
Come scrive Il Gazzettino-Venezia, tra i dati che pesano di più nell’analisi di Spahija, spiccano i diciotto rimbalzi offensivi concessi a Treviso, un numero che l’allenatore considera inaccettabile. A questo si aggiunge la questione dei tiri liberi, sulla quale il tecnico si è detto particolarmente critico, ammettendo di non aver mai visto qualcosa di simile. «Questa è un’altra cosa che mi disturba tantissimo», ha dichiarato, senza nascondere il fastidio.
Sul piano tattico, Spahija ha riconosciuto di aver provato soluzioni inedite, schierando quintetti che raramente avevano condiviso il campo insieme. Alcuni aggiustamenti hanno funzionato — come nel terzo quarto, quando la squadra ha recuperato da una situazione di svantaggio — ma in attacco i tiri aperti non sono stati sfruttati. Le assenze di Wiltjer e l’uscita di Tessitori nel finale hanno ulteriormente complicato la gestione del match.
Poi il pensiero è andato al pubblico:
«Chiedo scusa ai nostri tifosi, sono stati bravissimi. Ci hanno aiutato tantissimo, ma noi non siamo stati quelli che loro si aspettavano. Ci è mancato l’ultimo passo per vincere.»
Per Spahija, la strada è chiara: «Dobbiamo rivedere tutto e capire come correggere questi errori». Il mea culpa è servito, ora tocca ai fatti.





