La Pallacanestro Cantù torna sul mercato, ma la strada non è semplice. Tuttavia, il pessimo inizio in LBA con 0 vittorie in 5 partite ha reso necessario tutto ciò. L’azionista di riferimento, Cantù Next, ha deciso ancora una volta di mettere a disposizione le risorse economiche necessarie per intervenire sulla rosa, confermando un impegno che va oltre il semplice sostegno finanziario ordinario. Il problema, però, non è tanto trovare i soldi quanto trovare i giocatori giusti: le opzioni disponibili in questo momento sono poche e i prezzi sono alti.
A guidare la ricerca è il general manager Simone Giofrè, che sta esplorando diverse direzioni senza però voler cambiare per il gusto di farlo. La sua intenzione dichiarata è quella di intervenire solo se si presenta un’occasione concretamente migliore rispetto alla situazione attuale. Qualche nome è già sul tavolo, ma nulla è ancora definito. Per il momento resta ancora la fiducia a Frank Vitucci.
Fermento in società, con Munafò nel ruolo di collante
Come scrive La Provincia, dentro la società il clima è tutt’altro che piatto. Una figura che sta assumendo un peso crescente è quella di Antonio Munafò, presidente di Cantù Arena e consigliere di amministrazione del club: descritto come una sorta di grillo parlante, è diventato il punto di raccordo tra le diverse anime che compongono la Pallacanestro Cantù. Il presidente Roberto Allievi, dal canto suo, rimane tra i pochi in grado di tenere sotto controllo sia la situazione sportiva che quella di bilancio.
In assemblea dei soci è emersa la richiesta di convocare un’assemblea straordinaria per valutare un possibile aumento di capitale, con l’obiettivo di portare liquidità fresca nelle casse del club. Tra i soggetti coinvolti in questa richiesta figurerebbe anche Cantù Sports Holding.
Il rischio di uno spogliatoio spaccato
Sul piano tecnico, uno degli scenari da evitare è quello di uno spogliatoio diviso tra chi si sente parte integrante del progetto e chi invece percepisce la propria posizione come precaria. Un equilibrio delicato, che l’allenatore dovrà gestire anche sul piano umano — e in questo senso potrebbe tornare utile la sua formazione in mental coaching, con sessioni di gruppo già attive il giovedì.
Un caso emblematico è quello di Isaiah Miles: scivolato fuori dalle rotazioni dopo l’arrivo di Osvaldas Olisevicius, il giocatore dovrà comunque restare sul pezzo e mantenere un livello di coinvolgimento adeguato, indipendentemente dallo spazio che gli verrà concesso in campo.





