Il 24 novembre 2025 Giuseppe Poeta diventa l’Head coach dell’Olimpia Milano. Sostituisce Ettore Messina che ormai aveva un’aria troppo pesante su di sè e con l’avvicendamento si alleggerisce tutto: pressione sui giocatori, modo di allenare, libertà di espressione e tanto altro. Arriva uno storico triplete, Messina vince la Supercoppa, Poeta la coppa Italia e il campionato dominando i playoff, poi chiude il suo personalissimo treble con la vittoria della Supercoppa 26-27.
Ma nel basket non c’è memoria, non si vive di ricordi neanche se si è fatta la storia di una società. Siccome l’anno scorso era la squadra di Messina, eravamo (lui in primis), pronti al varo per capire cosa sarebbe stato del Giuseppe Poeta coach che prende un team di Eurolega, lo plasma e lo prova a customizzare sul suo modo di allenare. Purtroppo questa customizzazione non è stata esattamente fatta su misura per la sua pallacanestro, ma questo non toglie il fatto che, a livello di Eurolega, abbia ancora strada da fare nel gestire le situazioni e cambiare i momenti dei match. Ma tornando alla memoria di cui sopra, una partenza 1-9 in Eurolega non può passare inosservata e così non sono passati neanche 12 mesi pieni dal suo insediamento, che deve lasciare la panchina milanese, come lui stesso ha detto proprio dopo l’ultima partita allenata: “È il primo momento davvero duro della mia carriera da allenatore”, si perchè a Brescia ha fatto grandi cose, ha Milano, seppur in pochi mesi, ha scritto una pagina di storia, ma in questa realtà non c’è tempo per i ricordi. La squadra era troppo brutta, troppo vuota, troppo incapace di reagire per essere vera e annoverare nelle sue fila guerrieri come Hall e Bolmaro o campioni come Peters e Guduric.
Una squadra senz’anima che trova colpe sì nel coach, altrettanto nei giocatori, ma anche in una società che dopo anni di insuccessi fatti da costruzioni di roster molto dubbie, ha perseverato nell’errore e ha costruito una squadra che ancora una volta manca nel ruolo che fa la differenza tra vincere e perdere le partite nel 2026. E ogni riferimento ad Armoni Brooks è puramente voluto perchè se avete visto l’abbraccio che si è scambiato con Poeta e sarete così attenti da ascoltare la nostra intervista proprio al tri MVP della scorsa stagione che arriverà nella giornata di lunedì su Backdoor, è facile capire che Poeta abbia colpe, ma che alcune valutazioni a livello dirigenziale non sono state proprio illuminate (ancora una volta).
E ora si apre il capitolo Luca Banchi? Probabilmente sì e forse questo capitolo si è aperto anche prima che si aprisse veramente (perdonate l’arzigogolo di aperture). Di buono c’è una cosa: il ritorno di Banchi su una panchina di Eurolega che era sfumata a cosa fatta quest’estate per dei seri problemi di natura personale. Se lo merita, lo ha dimostrato e probabilmente lo dimostrerà.
Dieci partite, però, non possono togliere due anni di successi per Giuseppe Poeta. Sicuramente non devono fargli perdere di vista sia il percorso fatto finora con tante gioie, ma anche quello che manca per poter essere un allenatore di successo in Eurolega. Potrà farlo? Credo assolutamente di sì, ma anche per quello ci vuole tempo e anche qualche setback. La speranza è di rivederlo su una panchina in partite europee molto presto. Come sempre la verità sta in mezzo e in questo caso è un processo. Ora il processo va fatto anche ad altri punti dell’organizzazione, perchè cambiano tanti interpreti (non tutti), ma le delusioni e gli errori rimangono gli stessi e allora serve qualcosa per cambiare la visione, altrimenti a novembre dell’anno prossimo saremo ancora qui a fare il de profundis anche al Banchi due? Non se lo può permettere l’Olimpia, non se lo può permettere il suo pubblico ormai poco, perso e rassegnato, non se lo può permettere una proprietà che ha vinto in Italia, ma è ancora presa in giro in tutta Europa.






