James Laughlin, 36 anni, originario di Kansas City, è il GM del Napoli Basketball. Cinque stagioni trascorse nello staff dei Warriors come match analyst e assistant coach, poi la chiamata di Matt Rizzetta e il salto verso un progetto che, almeno per ora, sembra funzionare. Con il derby contro Scafati alle porte — in programma al Palamangano — Laughlin ha parlato, in un’intervista a Il Mattino, della squadra, della città e di come si costruisce un’identità vincente.
Un derby non si spiega, si sente
La partita contro Scafati è quella che preoccupa di più, non quella che si sottovaluta. Laughlin lo dice chiaramente, senza giri di parole:
«In un derby la classifica non conta nulla. Scafati giocherà senza niente da perdere, sono proprio queste le partite più insidiose. Il nostro compito è rispettare gli avversari, prepararci come se fosse una gara di playoff e conquistarci la vittoria sul campo. In questo campionato nulla ti viene regalato.»
Un avvertimento rivolto prima di tutto ai suoi. La squadra sente il calore della città, ma il rischio di abbassare la guardia in una stracittadina è reale. Chi ha vissuto le Finals NBA — e Laughlin ne ha vissute quattro — sa che l’energia di certi ambienti non si improvvisa. Eppure il GM americano traccia una distinzione netta tra il mondo NBA e quello italiano:
«Ho partecipato a quattro serie di finali NBA, non c’è nulla di più assordante di quelle. Ma un derby è un’altra cosa. In NBA l’energia è legata al singolo momento. In Italia, invece, riguarda l’identità, la famiglia, il quartiere e la storia: è qualcosa che si è costruito nel corso di generazioni.»
Ruoli chiari, visione condivisa
Sul piano organizzativo, Laughlin descrive un rapporto con coach Repesa fondato su una divisione precisa delle responsabilità. La dirigenza supporta, non interferisce:
«L’allenatore guida la squadra e il compito della dirigenza è sostenerlo, fornendogli i giocatori, le risorse e le informazioni di cui ha bisogno. Poi abbiamo definito fin da subito che tipo di squadra volevamo costruire, siamo partiti con il piede giusto in questa stagione.»
Sul buon avvio di stagione, però, Laughlin frena gli entusiasmi: «La classifica di novembre non assegna trofei». I meriti, semmai, vanno distribuiti: alla proprietà che ha reso possibile gli investimenti, a Repesa che aveva le idee chiare sui giocatori da volere, allo staff, e soprattutto ai giocatori stessi, che hanno scelto Napoli convintamente.
Sul doppio impegno tra EuroCup e Serie A, il GM non ha dubbi: nessuna competizione vale più dell’altra. Le due sfide si alimentano a vicenda — una allarga gli orizzonti tattici, l’altra richiede continuità settimana dopo settimana.
Quanto al progetto complessivo di Rizzetta, Laughlin ne parla con rispetto e convinzione:
«È ambizioso. Matt considera Napoli una delle grandi città dello sport a livello mondiale e crede che qui la pallacanestro meriti di calcare i palcoscenici più prestigiosi. Ciò che apprezzo particolarmente è che si tratti di un piano a lungo termine: investire, costruire credibilità, far crescere la base dei tifosi e le infrastrutture, per poi guadagnarsi il diritto di competere ai massimi livelli.»
E Napoli, dal canto suo, sembra ricambiare. Laughlin lo ha capito in fretta: «Negli Stati Uniti hai dei tifosi; qui hai un’intera città che ti sostiene.»




