Siamo sempre stati tutti molto felici nel vedere Nicolò Melli in NBA poter tenere alto il nome italiano ed eravamo abbastanza certi che il suo apporto lo avrebbe potuto dare senza problemi e invece il classico detto: “dimmi dove vai e ti dirò chi sei” ha purtroppo calzato alla perfezione per il buon Nik che sotto la guida di Stan Van Gundy (stesso carnefice sportivo di Datome), non ha trovato quasi mai spazio per potersi esprimere al suo livello.
Sappiamo anche che per i role player in NBA o chi è ai margini della rotazione, la cosa più importante è farsi trovare pronti quando chiamati in causa, continuare a lavorare nel buio ed essere la migliore versione di se stessi nel momento giusto. E l’occasione per Nik è arrivata la scorsa notte contro i Celtics quando, chiamato in causa in situazione disperata, ha risposto presente ed è stato protagonista della rimonta con conseguente vittoria. Sulla professionalità ed etica del lavoro di Melli non ci sono dubbi, ma quando è la stella della squadra a spendere parole è tutto diverso:
Nik è un pro dei pro. Viene ogni giorno all’allenamento con estrema serietà e professionalità, fa il massimo e quando è in panchina spesso mi aiuta a leggere meglio la partita dandomi dei consigli su come gestire alcune situazioni dal campo che posso non vedere. La sua prestazione di stanotte non mi ha stupito per nulla perché lui per noi è molto importante.
Ci sono tonnellate di casi di giocatori che sono usciti dalla proverbiale cuccia del coach e che hanno poi svoltato la loro stagione se non addirittura la carriera. Si sono susseguiti tanti rumors intorno a Nik nel periodo più buio, con anche situazioni di un potenziale ritorno in Europa. Ci piacerebbe vederlo più protagonista, anche eventualmente nel vecchio continente, ma se potesse giocarsi le sue carte NBA fino in fondo sarebbe il degno coronamento di un percorso che lo ha portato li con tutte le tappe intermedie, guadagnate e sudate col lavoro.
