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Home NBA

NBA: la facilità di sottovalutare i Milwaukee Bucks

Domenico Landolfo by Domenico Landolfo
4 Mag 2021
in NBA
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Bucks
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Non sono stati lo scorso anno la squadra che dovevano essere, nè quest’anno hanno mai avuto la continuità necessaria. Eppure i Milwaukee Bucks sono ad un tiro di schioppo da Philadelphia e Brooklyn nell’elite della Eastern Conference NBA, in cui sembra manchino le certezze. Quando qualche gara fa Giannis Antetokoumpo era uscito dopo poco più di 50″ per una brutta distorsione, si poteva pensare che anche quest’anno il fato sarebbe stato avverso. Il 117-114 con cui invece l’altra sera hanno battuto i Nets, dice che i “cerbiatti” possono ancora recitare un ruolo da protagonista e che soprattutto il premio di DPOY per il greco l’anno scorso non è stato casuale.

Forse a Brooklyn mancava Harden, verissimo, e il rematch di stanotte darà altri veri indizi, eppure la squadra di Budenholzer ha dimostrato di poter competere. La serata era atipica, con Milwaukee incapace di imporre il suo gioco e schiava delle scelte di Steve Nash, che lasciava carta bianca a Irving e Durant. I Bucks han dato tutto nella rimonta, ma soprattutto anche in una serata in cui il “gruppo” non ha funzionato, si son fatti bastare Giannis. Forse sarà un controsenso, ma se il tuo leader la vince da solo o quasi (49 punti) contro la probabile rivale di una semi-finale playoff, allora il bicchiere è decisamente mezzo pieno. Opposto a KD, in una sfida da mille e una notte, Antetokoumpo ha mostrato le sue doti su ambo i lati del campo, colpendo anche dalla lunga distanza con mano affidabile. Se dovesse arrivare una conferma su tale dato, attenzione ai verdi…

Milwaukee Bucks

BUCKS’ MISSING

Se però il risultato deve far ben sperare, così come la classifica e le aspettative, ancora qualche dubbio aleggia sui cerbiatti. Milwaukee ha talento un po’ ovunque nel suo roster, eppure alla fine si sente parlare solo del dio greco che indossa il 34. Al massimo ci si estende a Middleton, eccelso secondo violino come se ne vedono pochi e Holiday, che è solido dal palleggio e tosto in difesa quando serve. Il resto sembra essere ancora un work in progress nonostante il lavoro fatto in estate, ed è inutile sempre piangere sul latte versato dalla mancata trade di Bogdanovic. Pensare di andare ai playoff con Brook Lopez come centro e Donte DiVincenzo in guardia è davvero un azzardo poco calcolato. Il primo può anche essere un pivot atipico, che in certi momenti può aiutarti ad aprire il campo e sopperire anche alla mano da fuori non affidabile di Giannis, ma non è la muraglia dinanzi al ferro che ti serve contro le contender.

Per Red Ragù l’involuzione del suo gioco è palese, alternando strisce in cui è immarcabile e affidabile ad altre gare in cui sta anche 30′ sul parquet senza incidere. Guardare al resto della panchina può e deve far riflettere Budenholzer su come gestire i suoi. Tucker è l’uomo più affidabile su cui contare, ma è una pedina tattica più che tecnica, da usare in quintetti atipici e quindi non sempre risolutricee. Inoltre, la sua mano è raffreddata dalla lontananza da Houston e questo dato pesa e non poco sul bilancio. Forbes, Teague e Connaughton sono giocatori di complemento, con pregi indiscutibili, ma anche con altrettanti limiti che non li portano a essere titolari, e il loro utilizzo senza mai eccedere è una chiave importante.

Come può Budenholzer essere allora con una squadra così squilibrata al terzo posto? Lasciando perdere che il talento a disposizione basta e avanza per l’Est e che questa squadra ha ben imparato a conoscersi lo scorso anno, quando sembrava una schiacciasassi, il vero segreto sta nel gioco duttile e camaleontico. Per quanto Milwaukee sia una squadra che se vuole sa imporre la sua pallacanestro e fisicità con esiziale arroganza, è altrettanto vero che sa rispondere magistralmente alle scelte degli avversari, insinuandosi nelle pieghe della gara e sfruttando le situazioni in bilico sempre a suo favore. Non una brutta idea, se le vinci quasi tutte in volata, ma un pessimo viatico per le gara da dentro o fuori, specie se la mano di Giannis dovesse non essere chirurgica. Risparmiando qualche possesso dalle mani del greco, sfruttando ogni stilla di energia dai comprimari, i Bucks hanno tra le mani un buon materiale da plasmare a seconda delle esigenze. Possono vincere e perdere con ciascuna delle altre contender e quindi sono temibili. Servirà concentrazione e non ciccare, da qui fino a fine mese quelle gare da portare a casa facilmente per rimpinguare il record e sperare – perchè no – anche nel secondo posto che significherebbe semifinale con gara 7 in casa.

Tags: Milwaukee Bucks
Domenico Landolfo

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