Il nuovo allenatore di Brescia Alessandro Magro ci ha raccontato le sue prime impressioni da quando è alla Germani durante il media day.
Hai lasciato Brescia da assistente e la ritrovi da allenatore, sicuramente cambiano le responsabilità
Non è stata una scelta ma un’opportunità, ho lasciato Brescia non per mia volontà ma direi che è stata una fortuna che ci sia stato questo tipo di percorso, come dice Steve Jobs si può connettere i puntini solo guardando all’indietro, ho avuto l’occasione di lavorare due anni all’estero e questa è stata una grande opportunità anche se ero senza la mia famiglia quindi da quel punto di vista è stata dura anche se a livello professionale è stata un’esperienza impagabile. Ovviamente quando mi è stato proposto di tornare da capo allenatore in serie A non ci ho pensato due volte perché è quello che ho sempre sognato fin da bambino e Brescia mi ha dato la possibilità di farlo in quella che oggi è la città della mia famiglia, mi sento adottato da Brescia. Qui ho la possibilità di allenare potendo scegliere i collaboratori e i giocatori, non sempre c’è questa fortuna, ovviamente questo è una responsabilità ma è giusto così, nel bene o nel male. Mi sono circondato di persone delle quali ho enorme fiducia perché non voglio essere da solo a fare questo percorso e non ho la presunzione di sapere già tutto.
Cosa ti aspetti da questa squadra e cosa non dovrà assolutamente mancare?
Questa è una realtà imprenditoriale dove la gente se ha quello che ha è perché si alza la mattina alle sei e “si fa il culo”, qui la gente lavora, vengo da una famiglia umile, mio padre ha settant’anni ed è costretto ancora a lavorare la notte. Io credo che se alla fine della giornata avremo dato tutto quello che abbiamo, se avremo lavorato seriamente e onestamente poi dovremo alzare la testa e vedere se gli altri sono stati più bravi di noi. Quello che non sopporterei è avere dei rimpianti, se avremo dato tutto anche commettendo errori, poi vedremo i risultati. Non mi piace quando la gente perde senza combattere o senza cercare di costruire insieme. Non sono stupido, so che i giocatori che sono qui non lo fanno per la maglia (almeno inizialmente) ma per il progetto che gli offri e perché individualmente possono fare un certo tipo di crescita ed è il motivo per il quale nello staff ho voluto un determinato tipo di figure che possano lavorare quotidianamente con i giocatori.
Nonostante non farà coppe Europee sono arrivati giocatori importanti a Brescia. Quanto pensi che sia stato importante il tuo curriculum?
Non lo so, so che tanti agenti mi hanno contattato, di sicuro ho avuto la fortuna di aver fatto parte di una dinastia importante, ma credo che abbiano accettato più il progetto e la visione perché il curriculum è il passato e quello che hai fatto ieri non conta già più, conta quello che facciamo da oggi in poi, credo che i giocatori abbiano apprezzato la società come è strutturata e come è solida e la visione e il metodo di lavoro che vorrei approcciare quest’anno.
Provieni dalla scuola Mens Sana quindi i tuoi maestri possiamo immaginare chi sono, ma quali sono gli allenatori e le squadre che negli ultimi anni ti hanno colpito e dai quali hai cercato di “rubare” alcune idee o concetti?
Sicuramente c’è grande stima e rispetto per Messina e Scariolo, per me sono dei riferimenti e avremo la fortuna di affrontarli quest’anno. La persona che mi ha cresciuto e con la quale ho un rapporto fraterno è Luca Banchi, Crespi e Pianigiani sono stati anche loro dei punti di riferimento. Ad altissimo livello ho sempre avuto grande stima per il metodo europeo dei San Antonio Spurs, Popovich è uno dei migliori allenatori al mondo. E poi tra i giovani direi Brad Stevens che mi è piaciuto tantissimo a Boston perché è un allenatore che ha cambiato molto e ha invertito il trend.





