Dopo 2246 punti e 1424 rimbalzi in 275 partite di EuroLeague, Othello Hunter ha detto basta. Lo ha fatto come più coerente e adeguato alla sua statura professionale non avrebbe potuto, ringraziando chi c’era prima, chi c’è stato durante e chi ci sarà dopo l’Othello Hunter cestista professionista. Non avrebbe potuto farlo in un altro momento se non dopo l’ennesima stagione in cui ha avuto un ruolo importante e un minutaggio consistente nel Bayern di coach Andrea Trinchieri: immaginarsi un Hunter decidere di smettere dopo un calo drastico delle prestazioni sarebbe stato controintuitivo perché lo sarebbe stato già l’enunciato di partenza. Othello Hunter non si sarebbe mai concesso un calo fisico o agonistico, aderendo a ciò che dovrebbe vivere un atleta professionista sino all’ultimo giorno di carriera.
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In una pallacanestro per la quale, a maggior ragione nell’indigestione competitiva che ha caratterizzato l’ultimo decennio, la massima “Availability is the best ability“, Hunter sarà un modello eterno di integrità fisica e cura del corpo dell’atleta. Lo sarà perché Othello, in 15 anni di basket giocato, ha compreso quali siano le fondamenta per adattarsi a qualsiasi campionato e paese: garantire la massima efficienza fisica, “esserci sempre”. Non si potrebbe farlo senza una cultura del lavoro e un rispetto per sé stesso e tutte le persone coinvolte assieme a lui nella costruzione di una squadra. Apprezzato da tutti forse più per ciò che fosse oltre i 40′ delle partite ufficiali, Othello è una delle figure più autorevoli e ammirate dell’attuale EuroLeague e continuerà a esserlo.
NBA, l’allora Developement League, divisioni minori in Grecia e Spagna, campionato cinese e ucraino, Serie A senza coppe europee e dal 2013 una presenza costante in EuroLeague. Pochissimi altri possono annoverare tanta varietà di esperienza nel basket professionistico quanta quella vissuta da Hunter: guidare Sassari alla prima esperienza nella massima serie italiana, essere disponibile a rifiutare offerte economicamente più remunerative per accompagnare l’ultima Siena di Crespi in A, il passaggio tra tutti i maggiori campionati d’Europa sempre tramite una delle esponenti con più tradizione (Olympiacos, Real Madrid, CSKA Mosca, Maccabi Tel Aviv, Bayern Monaco).
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Un’evoluzione tecnica sul parquet a 360°, nascendo centro iperatletico nei primi assaggi di NBA agli Hawks a lungo persino perimetrale in attacco e facilitatore in difesa come negli ultimi scorci al Bayern. La consapevolezza che la vita vada molto oltre la pallacanestro, così come si è visto nella sua indecisione se proseguire o meno la carriera al termine del contratto nel 2021 col Maccabi. E proprio per questo, la speranza che Othello Hunter non abbia finito di insegnare qualcosa grazie alla pallacanestro. Magari non sul campo, ma con una presenza meno fisica e più istituzionale, al fianco degli atleti e per una migliore conoscenza delle dinamiche del Gioco più bello del mondo.





