La stagione da rookie di Sasha Vezenkov, arrivato in NBA dopo aver vinto il premio come MVP di EuroLeague, è stata deludente. Le sue medie con la maglia dei Kings parlano chiaro: 5.6 punti e 2.5 rimbalzi in 12.6 minuti a partita nelle 35 apparizioni sulle 70 gare disputate dalla franchigia californiana.
Nell’intervista concessa a Il Mundo Deportivo, Sasha Vezenkov ha parlato del suo approccio alla NBA e del suo periodo difficile a Barcellona, dove ha dichiarato di essere stato trattato male. Ecco i passaggi più significativi dell’intervista.
Sull’approccio con la NBA
“È difficile, diverso e devi imparare. A loro non interessa che tu sia un MVP. Devi dimostrare il tuo valore fin dall’inizio. Se ti adatti rapidamente, hai una possibilità. Altrimenti, è davvero difficile. Mi sento sottovalutato”.
Sulle differenze tra basket europeo e NBA
“In Europa si impara il gioco in modo diverso: ogni possesso è importante, mentre qui ci sono molti possessi, quindi è un gioco completamente diverso. Se si arriva qui prima, ci si può adattare più facilmente alla vita statunitense, in generale. Se ci viene data l’opportunità, possiamo essere produttivi, possiamo aiutare in qualsiasi momento, ma come ho detto, è davvero difficile.
In NBA è tutto differente: gioco, velocità, cultura. Devi adattarti rapidamente ed essere pronto ogni giorno. È difficile, ci sono molte partite e molti viaggi, ma bisogna essere pronti fisicamente e mentalmente”.
Sasha Vezenkov ha fatto il salto di qualità con la maglia dell’Olympiacos, ma nel triennio a Barcellona (2015-2018) ha vissuto dei momenti difficili, come da lui stesso dichiarato.
Su un possibile ritorno a Barcellona
“Ho avuto anni difficili a Barcellona. Penso che non mi abbiano trattato bene, ma non le persone che guidano l’organizzazione. Ho un ottimo rapporto con Juan Carlos Navarro (GM del club, ndr) e ho imparato molto da lui. Ho amici nell’organizzazione. Non dico mai di no, ma il mio periodo lì è stato difficile per me e per la squadra. Non posso prevedere il futuro, ma a Barcellona ho amici che rispetto molto”.
Sui motivi di questo maltrattamento
“Non mi sento arrabbiato, la vita va avanti. Due, forse tre persone non mi hanno dato le giuste opportunità anche quando ho giocato bene. Al 100%, non mi hanno trattato bene.
Lo so e posso dirlo. Ma è successo cinque o sei anni fa, il Barça è un grande club e ho degli amici lì. Ho molto rispetto per Navarro, è una leggenda. Quando ci vediamo facciamo delle belle chiacchierate. Come ho detto, mi è rimasto qualcosa, ma non con il club, più con le persone che non ci sono più”.
Può fare i nomi di queste persone?
“Non faccio nomi, sanno benissimo chi sono, ma non mi interessa perché ho fatto la mia strada. Poi è stata dura perché c’era uno scopo dietro, ma ora va tutto bene. È tutto a posto, ho fatto la mia strada e, come ho detto, ora è tutto a poso e tranquillo”.





