Da dove vengono i vari talenti americani che poi vediamo in Europa fare faville in alcune squadre di seconda fascia? Dove vengono “scovati” oltre che in video?
La risposta o una delle risposte può essere il Portsmouth Invitational Tournament, un torneo ad invito per i giocatori che stanno sotto il livello del draft NBA e che potrebbero avere una carriera tra G-League ma soprattutto in Europa e magari in Italia. È un torneo affascinante del quale si sa poco se non tra gli addetti ai lavori. Marco De Benedetto, ci racconta di cosa si tratta.
Il PIT è un torneo con 64 giocatori a invito. Questi inviti vanno verso coloro che sono senior, quindi hanno appena finito il college o (da quando c’è stato il covid) super senior, quindi con il quinto anno di frequentazione. Affronteranno quindi la carriera da pro e, come ultima condizione, non andranno al draft e non sono direttamente tra quelli pronosticati al draft. Il che non vuol dire che poi non ci siano sorprese. Al mio primo in assoluto Portsmouth, ad esempio, avevo visto Jimmy Butler per dire. Poi negli anni ci sono stati giocatori che sembravano promesse che poi si sono un po’ dispersi nei campionati del mondo.
È sicuramente scenico per giocatori che tendenzialmente faranno inizialmente o la G League o un qualche campionato europeo e anche se non vengono in Italia subito è la prima occasione per vederli dal vivo dopo averli visti (se possibile) in video nelle loro partite di college. Il torneo di Portsmouth è molto bello, intimo perché si svolge in una high school con modalità vecchia scuola nonostante la struttura dell’high school sia di quelle che noi ovviamente ci sogniamo. E’ la prima occasione per vedere questi giocatori che poi rivedremo alla Summer League e poi o in Europa o appunto alla fine tanti di loro nel giro di due o tre anni potrebbero arrivare anche in Italia.
Impressioni dal vivo contro impressioni video
Sicuramente è un’occasione super per raccogliere notizie e per farsi un’idea se il giocatore che magari hai visto in video fisicamente è quello che ti sembrava. Tante volte ci sono delusioni o sorprese perché le conference di college sono talmente di livello diverso che tante volte i giocatori che sembrano grossi nella loro conference poi messi di fronte ad altri di pari livello che arrivano da conference più forti, non sembrano poi così prestanti fisicamente. Quindi non ci si può aspettare un gioco organizzato, in più hanno i difetti che hanno i giocatori in uscita dal college, ovvero che non sono ancora adeguati al gioco nella più classica accezione FIBA.
Tolte queste premesse, sicuramente la competitività c’è perché i giocatori sono lì apposta per mettersi in mostra, quindi ci danno come dei matti e una cosa imparata negli anni è che ti fai una prima idea sapendo che tanti di loro provano a fare cose che normalmente non fanno. Il defensive Stopper per eccellenza prova a far vedere, ad esempio, le qualità offensive ed è un bel appuntamento, anche per stare in contatto come sempre con addetti ai lavori di tutto il mondo, agenti, dirigenti e qualche allenatore.





