Oggi inizia ufficialmente la nuova stagione dell’Olimpia Milano in quello che possiamo definire, senza ombra di dubbio, un nuovo corso. Il triennio firmato Nicolò Melli, Devon Hall, ma anche Johannes Voigtmann e Shabazz Napier è alle spalle. Ci sono tre scudetti e anche questa stagione vedrà i biancorossi come detentori del titolo, ma anche diverse delusioni europee dove le ombre sono state praticamente sempre più delle luci. Il nuovo corso dell’Olimpia Milano di Messina ha tante novità e un mercato piacevolmente outside the box, con acquisti interessanti ma meno blasonati e affermati come Armoni Brooks e David McCormack, assieme anche al ritorno di Zach LeDay e non solo. Ma c’è ancora un punto di domanda per dare un giudizio definitivo su questo roster che preoccupa di più i tifosi, perché è stato quello che ha, fondamentalmente, causato tutti i problemi degli ultimi due anni: la point guard, handler, creatore di situazioni, chiamatelo come volete.
I dubbi sono leciti e il fatto che si parli molto dell’attesa sulle evoluzioni di Skylar Mays può far da una parte capire le intenzioni, dall’altra pensare a un’attesa forse troppo lunga. Sappiamo che ormai il mercato ha una gittata molto più lunga e sappiamo anche bene che l’Olimpia Milano ha lavorato sempre in un certo modo e negli ultimi anni ha focalizzato molto precisamente i proprio obiettivi. La presenza di Bolmaro e Dimitrijevic non deve far avere particolari preoccupazioni in tema di handling, perché servirà non un giocatore necessariamente catalizzante, ma che sicuramente vada ad inserirsi correttamente nel roster. Di certo le caratteristiche dovranno essere spiccatamente offensive e di creazione dal palleggio. Un “ma” però c’è e va considerato.
La presenza di un giocatore come Josh Nebo, ma estendiamo anche a Ousmane Diop, impone di avere in cabina di regia qualcuno in grado di creare dal pick and roll e innescare i giocatori che danno il loro meglio rollando finendo al ferro, cose che fanno esattamente sia Nebo che Diop. Abbiamo visto quanto l’ex Maccabi sia dominante con una point guard in grado d’innescarlo e la sua stagione passata è frutto della sua crescita, ma anche del talento e delle letture di Lorenzo Brown. Questo impone a Messina e alla dirigenza di trovare un giocatore che abbia quelle caratteristiche tecniche e tattiche, che sappia creare per sé e per gli altri. Ovviamente parliamo di un profilo molto ricercato sul mercato e non facile da trovare. Questa è l’unica perplessità-paura che si può e deve concedere ai tifosi, visti i precedenti. La squadra è concepita in modo interessante, sono stati raggiunti gli obiettivi e si è costruito per far durare negli anni la struttura, altrimenti non si sarebbe pagato un buyout così cospicuo per Bolmaro.
C’è un’idea chiara e anche qualche scommessa, questo significa che ci vorrà del tempo per costruire la continuità e i meccanismi, ma bisogna riconoscere all’Olimpia Milano di essere stata una delle prime tra le big (o perlomeno quelle che hanno a disposizione grandi budget) d’investire in qualcosa di nuovo, di gettare basi diverse grazie allo scouting. Poi il ruolo nevralgico del basket moderno è ancora scoperto e servirà essere chirurgici, perché non ci si potrà permettere un altro errore di valutazione. Sarebbe difficile da accettare. È un punto tanto importante quanto delicato e anche se sarà la squadra di Mirotic e Shields, potrebbe essere la linea di demarcazione tra i playoff di Euroleague e un’altra stagione di passione. Due scenari così vicini come possibilità, ma così lontani come percezione e valutazione che in due punti si potrebbe parlare di missione compiuta o fallimento totale.
Spazio per errori in Euroleague non ce ne sono più. Serviranno i risultati e potrebbero essere molto legati all’ultimo pezzo del puzzle.





