Luca Bechi ha allenato tantissime squadre, tantissimi giocatori, alcuni poi diventati veri e propri campioni, altri sottovalutati e altri più normali. Gli abbiamo chiesto quali fossero quelli più sottovalutati secondo lui e ha estrapolato nomi comunque importanti, ma con aneddoti particolari.
Ti chiedo due giocatori che hai allenato che secondo te sono sempre stati sottovalutati rispetto al loro valore in assoluto e a quello che portavano per la squadra.
Per quanto Keith Langford possa aver avuto una carriera clamorosa, forse di lui si ricordano le sue giocate, ma gli intangibles che faceva e l’aiuto che dava in campo e era veramente clamoroso.
Un altro giocatore simile, anche lui non posso dire che sia stato sottovalutato, perché comunque ha fatto la sua carriera anche se sicuramente all’inizio ha fatto un po’ fatica ad emergere è stato Jacob Pullen che recentemente ha vinto la Coppa Italia con Napoli. All’inizio era un giocatore che aveva un talento clamoroso, ma prima di sbocciare e andare a Barcellona ha dovuto un po’ faticare. Sono stato un allenatore fortunato perché ho allenato tanti giocatori forti che mi hanno dato tanto.
Questo gioco qui ogni tanto lo faccio con gli amici. Qualche volta rimane sempre fuori qualcuno. Questi due che abbiamo appena citati sono due che ci possono stare tranquillamente nelle posizioni di combo.
Sicuramente Jonas Jerebko, che ai tempi era a Biella, era un giocatore che stava crescendo nella posizione di numero tre, che poi addirittura ha avuto un futuro nell’NBA in una posizione del campo diversa, ma lui aveva veramente un fuoco dentro quell’anno. E poi mi ricordo James Gist, che è un altro giocatore che poi è arrivato a livelli altissimi in Eurolega. Mi ricordo Mike Batiste, un giocatore che magari è rimasto nel dimenticatoio, Mario Austin, il primo Mario Austin. C’è Greg Brunner, ci sono tantissimi giocatori che veramente si sono contraddistinti. Senza dimenticare i giocatori italiani: Pietro Aradori è uno di questi. Mi ricordo che io l’ho allenato nella prima parte della carriera, un paio d’anni, quando ero ragazzino, e gli dicevo sempre:
Ricordati di queste parole: “Quando un giorno poi sarà il capitano della nazionale, ricordati di quello che dicendo parlando adesso.” Mi ricordo che una volta, per una manifestazione, indossò la fascia di capitano della nazionale e mi disse. L’abbiamo fatto” Ce ne sarebbero molti altri poi…





